Last supper, cloudy bay and a Bob Dylan’s best of. And above all Pavlova, Lynette’s meringue: nothing else is so good in nature. It doesn’t get any better than that. It possibly doesn’t. And because one of the things I love the most about English language is that the word ADDIO* does not exist, while I write these words I have one and one only song in my mind.….I dedicate this to the Shump-Pearces, hoping I’ll see them again soon. While they will listen to this song I will listen to Dave Dobbyn and we will be almost even.
Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade.Hai i fianchi robusti di una vecchia signora e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate e la puzza di alcool nelle notti d’estate.
Un vecchio compagno ti segue paziente, il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno, ti riporta le voci degli amanti di ieri.E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.
Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.
E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.
E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un Reel.
* Addio means goodbye when you are sure you will never ever see the other person again.
Ultima cena, cloudy bay e un best of di Bob Dylan. Ma sopratutto, Pavlova, la torta meringa di Lynette: non esiste in natura niente di più buono. It doesn’t get any better than that. It possibly doesn’t. Anche se una delle cose che più amo in assoluto della lingua inglese è che la parola addio non esiste, mentre pubblico questo post ho in mente una canzone e una canzone soltanto….la dedico agli Shump-Pearces, sperando di rivederli presto. Mentre loro ascolteranno questa canzone, io ascolterò Welcome home di Dave Dobbyn e saremo quasi pari.
Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade.Hai i fianchi robusti di una vecchia signora e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate e la puzza di alcool nelle notti d’estate.
Un vecchio compagno ti segue paziente, il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno, ti riporta le voci degli amanti di ieri.
E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.
Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.
E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.
E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un Reel.
Torniamo a casa, a Wellington, ascoltando Ry Cooder e Bob Dylan (ho deciso che Joni Mitchell e Van Morrison non mi piacciono, dite pure quello che volete).
Birra, Cloudy Bay, birra, ultimo tramonto del 2002 (discreto quasi buono, dicono gli esperti), festa in piazza senza un grido allo scoccare della mezzanotte, fuochi d’artificio piccolissimi, birra, gente in festa a piedi nudi per le strade che gridava Happy new Year a tutti, complessi che suonavano ad ogni angolo, pub irlandesi pieni di birra e di gente che ballava al suono non di dj ma (grande segno di civiltà) gruppi dal vivo. Insomma, anche se sul countdown e sui fuochi d’artificio dovrebbero prendere ripetizioni a Napoli, i kiwi si sono rivelati essere veri party people.