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Fabio Fazio chiede scusa per gli insulti di Marco Travaglio.
In quanti altri paesi del mondo i conduttori televisivi non riconoscono la differenza tra “offesa” e “fatto”?
Schifani è stato socio in affari con persone poi condannate per mafia. Non è un insulto. E’ un fatto. E’ un insulto che Renato Schifani sia la seconda carica dello Stato. Aspetta. Quale Stato?
(comunque non prendiamocela troppo con il David Letterman del paese in cui Bondi è il ministro della cultura. Sa benissimo che è il solo modo per non essere cacciato, e nessuno vuole che Fabio Fazio venga cacciato) (Primo Levi, con la sua zona grigia, aveva capito tutto).
Lo ammetto, l’ho persino registrato. Devo ancora decidere se cancellarlo o meno, a dire il vero. E’ un prodotto terribilmente mediocre, ma di una mediocrità altissima; per essere una fiction, un lavoro stupefacente. E quando Giancarlo Giannini entra in scena è come quando il Generale entrava in caserma: tutti in piedi e giù il cappello. E aggiungere una tonnellata di sensualità al volto dell’eroe non fa mai male. Le vicende personali sono trattate quasi bene, e almeno in una scena i dialoghi sono brillanti: praticamente da gridare al miracolo (se ci si dimentica degli zoom) (e degli altri movimenti di camera).
Per il resto, un capolavoro di dico e non dico che nemmeno Mentana: riescono a parlare per due ore della P2 nominandola una sola volta, come se fosse stato uno scandaletto da niente, e non viene mai MAI fatto il nome di un politico uno. Il governo brutto cattivo e invidioso del generale Dalla Chiesa (come se fosse questo il motivo per cui a Palermo era stato completamente privato di uomini e mezzi) resta sempre un’entità astratta, senza volto, che è tutti e non è nessuno. L’idea che i borghesi piccoli piccoli hanno della politica, insomma.
Ma questo era assolutamente ovvio. E’ una fiction mediaset, non certo un film di Lizzani (piccola nota ingenua: ma come si fa a parlare di Dalla Chiesa senza fare denuncia? Chapeau agli sceneggiatori, una roba che nemmeno Mentana). Quello che è meno ovvio, e che avrebbe reso la fiction molto meno noiosa, è il seguente: per 5 o 6 scene il Generale e la nuova giovane moglie litigano furiosamente perchè lui non vuole che lei vada a Palermo, perchè è troppo pericolosa. E prima la molla. E poi la sposa ma le dice di restare. E poi scappa. E poi lei arriva di nascosto. E poi lui la rispedisce su. E poi lei torna. E poi lui non vuole che arrivi di nuovo.
E che palle.
Peccato che Dalla Chiesa avesse chiesto di seguirlo a Palermo, prima che a Emanuela Setti Carraro, a sua figlia Rita e alla nipotina Giulia. Non perchè volesse essere accudito dalla famiglia tra un attentato e laltro, ma perchè pensava di essere abbastanza protetto. Perchè sapeva benissimo che avrebbe potuto sconfiggere la mafia come aveva fatto con le brigate rosse. Perchè sapeva che la mafia si può sconfiggere, e credeva di avere in questo l’appoggio dello Stato. Ecco dove ha sbagliato. Ma non sbagliava quando sapeva che la mafia non è il babau, un’entità universale, ingenerata e incorruttibile: questo è quello che ci vogliono far credere, il padrone di Mediaset per primo.
Il Presidente del Consiglio quando Pio Latorre fu ucciso era Spadolini.
