Work in progress
Sometimes, there’s simply nothing else to do….and one day I will look back to these days and I will discover they were the healthiest of my life…but for now…let me just drown in the fog, please, would you, life?
WE ARE THE CHAMPIONS, MY FRIENDS
http://www.vimeo.com/oohyeah
Grande performance del signor Matteo Bernardini.
(L’ho sempre detto che c’è un’aurea positiva su Moby e che ascoltarlo fa bene al cuore e al karma) (qualche maligno potrà aggiungere che fa meglio al cuore e al karma che alle orecchie. Beh, rispolveratevi PLAY e soprattutto ANIMAL RIGHTS, brutte teste di cazzo).
God bless New York City.
Festa anni ‘90
Quante volte ancora dovranno stuprare Kurt prima di capire che abbiamo preso la nostra dignità e l’abbiamo buttata nel cesso?

Une chanson douce
![]()
Henri Salvador era la prova che gli elisir di giovinezza sono 3: fare l’amore, ridere e ascoltare musica meravigliosa. Spero che un giorno anch’io sarò così giovane.
To bourgeoise or not to bourgeoise?
Oggi ho vissuto un’esperienza surreale. Niente da raccontare ai nipotini in realtà, ma abbastanza divertente perchè me la ricordi per un bel pezzo. Dunque, mi ero diretta verso la piscina con tutta la buona volontà di cui sono capace. La mia piscina è una piscina statale, il che non è un dettaglio piccolo: pago tre euro l’ingresso ma nuoto nel brodo a degli orari che cambiano con ogni luna. Dopo aver cercato parcheggio per
mezz’ora nel traffico di fine lavoro, mi sono ritrovata davanti ad una barricata che si opponeva all’ingresso in piscina: per fortuna è passato un passante ad avvertirmi che è tutto chiuso fino all’8 o al 15 di Ottobre, chi lo sa. Io dovrei nuotare tutti i giorni. Così mi sono messa a cercare sulle pagine gialle e ho trovato un posto abbastanza vicino alla Lido: tal “I ronchi verdi”, che avevo sentito nominare spessissimo ma di cui non sapevo molto.
Dopo mezz’oretta di imbottigliamento, eccomi a destinazione. Lungo un sentiero verde, nella bruma del tramonto in riva al Po, con la nebbia che saliva ed eleganti case che mi accompagnavano, incontro la versione lonsdale dell’altare della patria. Non perderò tempo a descriverlo: era identico, solo più piccolo. Mentre salgo le scale, con il Sole che scende, mi rendo conto di avere sbagliato completamente strada: quello non è una palestra/piscina, è un residence. Sbircio oltre ai vetri un ristorante elegante e una reception stile albergo a 5 stelle-tu non puoi entrare. C’è anche una boutique di Borbonese. Entro lo stesso; dopotutto ho un portafoglio di Fendi, in borsa. Era di mia zia, ma chi se ne accorge? Due ragazze della mia età ma che mi approcciano con un VOI sorridono a 44 denti detrartati e mi chiedono cosa voglio. E’ possibile pagare un singolo ingresso? Sa, la mia piscina è chiusa…la Lido, dove il custode è messo lì come lavoro socialmente utile e i fanghi te li fai mentre nuoti, non dopo, così è un bel risparmio…no, putroppo non si può: ma l’abbonamento costa solo 79 euro al mese piu la tessera associativa: sapete, questo è un CLAAAAAB. (ah, chiaramente: 79 euro perchè usufruireri dello sconto gioventù) Una signora bionda con due figli biondi entra, io esco. Di sfuggita sento che per la modica cifra di 200 euro al mese (a testa) vuole iscrivere i pargoli al tennis. I pargoli piangono, ma la mamma è intransigente: o tennis o muerte. Discendo i gradini, rendendomi conto che tra una bandiera ronchiverdi e una del suolo patrio se Guzzanti (Corrado) vedesse questa struttura come minimo girerebbe due sequel di Fascisti su Marte. Il che potrebbe in effetti giustificare l’esistenza della suddetta struttura. E a metà delle scale, proprio accanto ad un’installazione di erba, vedo quello che mi ha fatto capire che, pur avendo due commericalisti come vicini di casa, io con certa gente non voglio avere niente a che fare: un ragazzo biondo, belloccio, si sta raccontando una barzelletta da solo. E’ lì,appoggiato sul muretto, nel suo completo Fila, che racconta di come reagisce il prete dopo che si sveglia e…scoppia a ridere per mezz’ora, guardando l’aria davanti a sè. Non sta guardando il tramonto sul fiume, gli volta le spalle.
Ora, lo sappiamo tutti benissimo che aveva un bluetooth infilato nell’orecchio.
Ma era così piccolo che non si vedeva niente, questo ve lo assicuro, l’ho osservato bene.
Stava raccontando una barzelletta all’aria di ronchiverdi.
Sono le 00.38 e io non riesco a dormire dal dolore. Dovrei nuotare tutti i giorni e sono andata una volta in 20. Il mio osteopata mi ucciderà. Se avessi uno psicologo, pure.
Un venerdì sera
Siamo sedute nel dehor, Giada ed io, il rosso davanti a noi. Io sorseggio un barbera; lei, con mio sommo disgusto, una malvasia. E’ l’una suppergiù, tra un po’ andremo a casa perché questo è un periodo dell’anno in cui c’è troppa gente per fare anche noi le ochette da strada e continuare nottata. Torniamo a casa e dormiamo, il mattino ci alziamo per studiare. La notte, in questo periodo dell’anno, è per i liceali, e per i trentenni a cui è scaduto il contratto di lavoro arrapati dai liceali. Ultima sigaretta, ultimo bicchiere, e a casa. Lampeggia, ma non piove. Il fiume è straordinariamente bello questa sera, con il cielo blu cobalto anche se è tardi e le luci che illuminano i ponti. Ho un caro amico neozelandese che quando viene qui accompagno per bar lungo i Murazzi nel vano tentativo di dimostrargli che la birra italiana non fa tutta schifo. Finisce sempre che ci prendiamo un assenzio in piazza Vittorio. Io bevo, lui mi parla dei ristoranti italiani.
E’ fine Giugno ma se Dio vuole lungo il fiume fa quasi freddo, e il freddo sta diventando un bene prezioso.
Giada prende un sorso di vino, poi mi guarda.
-Oh ma con Fabio?-
La guardo e scoppio a ridere. I neon che illuminano la Chiesa della Gran Madre mi ricordano che viviamo nel 2007, almeno credo.
-Mi ha detto che il fatto che io non sia cattolica stava diventando un problema-.
Giada sputa il vino che stava cercando di bere, non riesco a capire se ride o se annaspa per non morire soffocata.
-Quindi, niente più Fabio- aggiungo con le labbra appoggiate al bicchiere.
I neon in effetti stanno illuminando una chiesa.
Un branco di ragazzi con felpe Frav ci sorpassa, barcollando sul marciapiede. Sono tutti ubriachi marci. Sembrano contenti.
Giada inizia a prendere lunghi respiri, senza smettere di ridere. Stava ridendo e morendo soffocata insieme, evidentemente.
-E’ meglio che vada, giovedì ho il primo scritto- riesce finalmente a biascicare proprio mentre io mi accendo la sigaretta. -Dai, fumo l’ultima e poi andiamo-. Anche io avrei un esame giovedì però boh, chissà. Cosa te ne fai di una laurea in lettere, perché perdere tempo?
Si avvicina e mi sussurra: -Ma dietro di noi (non ti girare!) non c’è un amico di Tati?-
-Chi?-
-Quel ragazzo biondo coi rasta. Te lo ricordo?-
Volto la testa (solo la testa) lentamente, ignorando le sue proteste.
-Sì, credo che sia lui. Vuoi andare a salutarlo?-
-Non lo so. Lo conosciamo abbastanza da salutarlo?-
Sorrido, guardando verso la piazza.
-You know what?-mi dice sempre il mio amico neozelandese indicandomi, da sotto i Murazzi, il ponte che congiunge Piazza Vittorio a Piazza Gran Madre, in linea d’aria davanti ai Cappuccini, la sera, mentre beviamo-It is true that we never had big corruption and we got many civil rights aknowledged and a very low rate of unemployment. But we don’t have….this-.

