Day 20 – Addio, che non esiste

Gennaio 22, 2008 at 12:18 am (Viaggio in Nuova Zelanda)

Ultima cena, cloudy bay e un best of di Bob Dylan. Ma sopratutto, Pavlova, la torta meringa di Lynette: non esiste in natura niente di più buono. It doesn’t get any better than that. It possibly doesn’t. Anche se una delle cose che più amo in assoluto della lingua inglese è che la parola addio non esiste, mentre pubblico questo post ho in mente una canzone e una canzone soltanto….la dedico agli Shump-Pearces, sperando di rivederli presto. Mentre loro ascolteranno questa canzone, io ascolterò Welcome home di Dave Dobbyn e saremo quasi pari.

Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade.
Hai i fianchi robusti di una vecchia signora e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate e la puzza di alcool nelle notti d’estate.
Un vecchio compagno ti segue paziente, il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno, ti riporta le voci degli amanti di ieri.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un Reel.

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Day 18&19 – Il bel paese

Gennaio 22, 2008 at 12:04 am (Viaggio in Nuova Zelanda)

Ultimi due giorni dai Pearces all’insegna della famiglia: shopping, cene, film in tv e tonnellate di cloudy bay. Ho scoperto un bellissimo show della BBC, Red dwarf. E’ come Un posto al Sole, solo che è ambientato su un’astronave in cui tutti sono morti tranne uno scoppiato irlandese, un gatto mutante e il computer di bordo. Geniale. La mia partenza si avvicina, e anche se provo a non pensarci The Dominion Post è spietato nel ricordarmi dove sto per fare ritorno:-Prodi ha mandato l’esercito a Napoli per contrastare i rifiuti. Mastella, da grande statista, ha capito che dietro ad una situazione del genere c’è la camorra: un grande statista.-Dopo la moratoria ONU sulla pena di morte il Papa chiede una moratoria sull’aborto. E io vivo in un paese dove la gente applaude a persone del genere. -Vogliono riesumare la salma di padre Pio per festeggiare i 40 anni dalla sua morte (!?)

Là, dove’l si sona

Fondamentalmente, la Nuova Zelanda è un posto tanto splendido quanto diverso dall’Italia: cioè tantissimo. 

A peggiorare le cose, una pioggia che Dio la manda: il cielo è una cappa insormontabile, e ci perderemo gli ultimi tramonti da casa Shump-Pearce. Chissà quando, e chissà se, riuscirò a vederne un altro.

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Day 17 – LA LIGERA

Gennaio 21, 2008 at 11:48 pm (Viaggio in Nuova Zelanda)

Torniamo a casa, a Wellington, ascoltando Ry Cooder e Bob Dylan (ho deciso che Joni Mitchell e Van Morrison non mi piacciono, dite pure quello che volete).  Ormai le esplorazioni sono finite, non resta che vedere la città. E le città, per tanti versi, sono uguali in tutto il mondo. Puntuale, arriva il più grande racconto di viaggio che io e mia sorella potessimo ascoltare in tutta la nostra vita. E la cosa più sosprendende è che esce dalla bocca del nostro amato padre.  Quando lui e tutti gli altri genitori del mondo erano piccoli, il mondo era diverso da com’è ora (e fin qui). A Terruggia, paese natio del babbo, le persone non chiudevano mai le porte delle case, ci si trovava in giro dall’uno o dall’altro, si metteva in comune tutto quello che si aveva con gli altri abitanti (non sono banalità, se provate a pensare alla nostra giornata tipo). E poi, c’era la ligera. O meglio, quello che faceva la ligera: il vabagondo, che viaggiava leggero perché non possedeva nulla e che viveva alla giornata. Girava per i villaggi chiedendo ospitalità, e più o meno una volta al mese capitava anche a Terruggia. Si fermava un paio di giorni nelle famiglie, chiedendo cibo e un letto, poi ripartiva. Era un’usanza che risaliva ai tempi dei pellegrini, e che si è persa definitivamente solo con il boom economico. Non per niente, gli indiani indicano il vagabondo con un termine che significa “persona che sta compiendo un viaggio spirituale”: non certo barbone. Comunque, un giorno la ligera capita a casa della zia Aurelia, sorella della nonna Martina, e le chiede da mangiare. La zia ha fretta, deve andare in città per delle commissioni, e così gli prepara di corsa in cucina un pasto con gli avanzi del giorno (nota per i distratti: lo lasciava quindi in casa da solo, il barbone).  Al momento di servire in tavola, si accorge di avere solo più mezza bottiglia di vino da servire: dovrebbe andare in cantina a prenderne dell’altro, ma non ha proprio tempo, è già in grande ritardo. Così, per non fare una figura barbina con la ligera, allunga il vino nell’acqua e gli serve una bottiglia che sembra piena. Fugge a fare le commissioni; ma quando torna, la aspetta una brutta sorpresa: la ligera è sull’uscio che aspetta solo di salutare: “mi hai dato del vino con l’acqua; mi chi ven plù” sbotta tutto offeso infilando la porta. E da allora non è mai più tornato. Per la zia Aurelia, perdere il suo barbone è stato un immenso schiaffo in faccia. And nothing else matters.

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Day 16 – North Island: altri vulcani

Gennaio 7, 2008 at 11:43 am (Viaggio in Nuova Zelanda)

Dopo aver scoperto con piacere che la parola gaiser si scrive geyser, sono pronta a continuare il mio racconto. Uno dei geyser che abbiamo visitato era situato in un villaggio maori.

Ebbene sì, nel prezzo del biglietto era compresa anche la visita in mezzo alle case dei maori. Anzi, la guida stessa era un donnone maori orgoglioso e disponibile, che ha parlato delle rivendicazioni della sua gente in termini troppo aggressivi per essere inglesi e, davanti al Marae (l’edificio riservato alle cerimonie e ai riti), ha detto una cosa estremamente vera: un turista australiano le ha chiesto quali fossero i termini della sua religione; lei ha risposto che i maori non hanno religioni, la religione è una roba importata dai bianchi e che va bene giusto per i bianchi. Loro avevano e hanno un belief. Grandissima.

Ma per il resto, il villaggio maori mi ha messo addosso una tristezza immensa: gli abitanti erano una vetrina quanto le colate di argilla fumosa, se ne stavano lì ad intrecciare davanti a tutti gonnellini da vendere ai turisti con l’ulteriore pegno della “rappresentazione culturale”, cioè di un balletto che ad ogni ora vendevano ai turisti, eseguito per lo più da scazzatissimi ragazzini. Mi chiedo come si sarebbe evoluta la società maori se non fossero arrivati i bianchi a rompere le palle, cosa sarebbe oggi veramente, non con i balletti chiusi in un recinto.

Di sicuro senza una chiesa cattolica nel centro di una delle piazze del villaggio.

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Day 15 – Rotorua

Gennaio 7, 2008 at 11:38 am (Viaggio in Nuova Zelanda)

Oltre a fotografare migliaia di piccoli gaiser cittadini, ho visto un film che pensavo fosse una cagata e invece avrebbe potuto essere un bel film, non fosse che un paio di inquadrature rovinano tutto e lo fanno diventare soltanto un bel film dell’orrore: The descent. Menomale che dai glowworm siamo andati ieri, perchè non guarderò mai più una caverna con gli stessi occhi. PICTURES WILL BE AVAILABLE IN A FEW DAYSPer il resto, abbiamo passeggiato tra boschi e cascate che pensavo esistessero solo nella mia immaginazione, soprattutto le foreste fitte all’interno delle quali si aprono delle radure. Sembrava di tornare bambina, quando sognavo di essere una principessa che andava in guerra in mezzo ai boschi per salvare il principe azzurro intrappolato dal cattivo di turno.Per lo meno, ora so che le locations esistono veramente.  Mancano il principe e il cattivo di turno.

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Day 14 – North island: siamo tutti glowworms

Gennaio 7, 2008 at 11:36 am (Viaggio in Nuova Zelanda)

In Nuova Zelanda ci sono grotte in cui, alla profondità di circa 6 metri, si può osservare un cielo stellato come non si è mai visto in nessuno dei due emisferi, e lo si può fare anche in pieno giorno. Lo spettacolo è indescrivibile, e non è possibile scattare delle foto: si può solo vedere di persona.A rendere possibile questa meraviglia sono dei vermi che, nello stadio larvale, brillano al buio per attrarre le prede: gli insettini credono di andare verso la luce del sole e invece restano intrappolati nei cavi che le larve fanno pendere dalla grotta. Praticamente, sono vermi che pescano. Quando sono cresciuti, smettono di brillare; la femmina lascia il soffitto per volare in giro, attrarre un maschio, fecondare le uova e poco dopo morire per lasciare posto ai figli. Ma se nella ricerca del maschio resta intrappolata in uno dei cavi tesi dalle larve, queste se la mangiano. E’ altamente probabile che sia solo una coincidenza, ma nella zona attorno alla grotta era pieno di cartelli contro la violenza domestica. 

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Day 13 – North island: il Monte Fato

Gennaio 7, 2008 at 11:25 am (Viaggio in Nuova Zelanda)

Di nuovo in viaggio, questa volta verso l’isola del Nord, pescata da un semidio pescatore che si stava svagando galleggiando sull’isola del Sud. Abbiamo visitato la zona vulcanica, che è veramente impressionante. Ma per il resto, con i suoi 3 milioni di abitanti e le sue cittadine di mare, l’isola appare eccessivamente affollata e noiosamente civilizzata. Comunque, questo non ci ha impedito una lunga traversata su strada sterrata lungo il ciglio di un burrone. Un ringraziamento speciale a Ry Cooder che, pubblicando Jazz, ci ha permesso di coprire le urla del babbo sui tratti privi di asfalto. PICTURES WILL BE AVAILABLE IN A FEW DAYS (sì, il monte Fato è dove Frodo deve buttare l’anello) 

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Day 12 parte seconda – un pensierino all’anno scorso

Gennaio 6, 2008 at 1:05 pm (Viaggio in Nuova Zelanda)

                                                                                            dscf0372.jpg
                                                                                             

Un pensierino all’ultima buona azione del 2007: a Kaikoura abbiamo trovato un pinguino sperso in mezzo alle rocce. Abbiamo chiamato la polizia, unico numero di emergenza che avevamo (111): ci hanno passato la guardia forestale che ci ha passato la guardia marittima che si è messa a ridere e ha detto che purtroppo non intervengono per aiutare gli animali se non in caso di fratture o di danni provocati dall’uomo: per il resto lasciano fare alla natura. Salvatore, così abbiamo deciso di chiamarlo, sembrava stare benissimo in realtà, però era lì tutto solo. Gli abbiamo tenuto compagnia fino a sera,  quando anche il centro informazioni per turisti ci ha confermato che non potevamo fare nient’altro per lui. Gli auguro tutto il bene per il 2008. Sarò meschina, ma se fosse stato un granchio invece del cucciolotto tenerosissimo che era non mi sarei sbattuta tanto. Proposito per il 2008: essere più carina con i granchi.

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Day 12 – New Year’s day

Gennaio 6, 2008 at 12:50 pm (Viaggio in Nuova Zelanda)

Quando scriveranno la mia biografia, questo passerà alla storia come uno dei migliori primi dell’anno degli early years, e sicuramente come il più caldo: l’estate è finalmente arrivata, e anche se l’acqua è troppo fredda per fare il bagno per lo meno posso sfoggiare i miei adorati sandaletti (ustioni di secondo grado su tutto il corpo; non mi era mai capitato di prendermi un raffreddore per il freddo e poi scottarmi per il caldo nella stessa settimana: un effetto interessante è che adesso il mio naso al buio brilla). Neil e Lynette ci hanno portati al parco naturale di Wellington, altrimenti detto The Sanctuary: una vera e propria foresta, ancora più impressionante se si pensa che è a due passi dal centro della città.  dscf0499.jpg dscf0508.jpg dscf0510.jpg dscf0516.jpg dscf0518.jpg Primo tramonto dell’anno giudicato abbastanza buono dagli esperti. Ma per me che sono abituata a vederlo dal fiume Po, è stato spettacolare, a prescindere dal cloudy bay.                                                          dscf0533.jpg   dscf0532.jpg 

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Day 11 – CAPODANNO

Gennaio 6, 2008 at 12:19 pm (Viaggio in Nuova Zelanda)

Birra, Cloudy Bay, birra, ultimo tramonto del 2002 (discreto quasi buono, dicono gli esperti), festa in piazza senza un grido allo scoccare della mezzanotte, fuochi d’artificio piccolissimi, birra, gente in festa a piedi nudi per le strade che gridava Happy new Year a tutti, complessi che suonavano ad ogni angolo, pub irlandesi pieni di birra e di gente che ballava al suono non di dj ma (grande segno di civiltà) gruppi dal vivo. Insomma, anche se sul countdown e sui fuochi d’artificio dovrebbero prendere ripetizioni a Napoli, i kiwi si sono rivelati essere veri party people. Propositi per il nuovo anno: aumentare la quantità della qualità più o meno in tutto, non aspettarmi grandi cose da Barak Obama.  

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