Il generale Dalla Chiesa

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Lo ammetto, l’ho persino registrato. Devo ancora decidere se cancellarlo o meno, a dire il vero. E’ un prodotto terribilmente mediocre, ma di una mediocrità altissima; per essere una fiction, un lavoro stupefacente. E quando Giancarlo Giannini entra in scena è come quando il Generale entrava in caserma: tutti in piedi e giù il cappello. E aggiungere una tonnellata di sensualità al volto dell’eroe non fa mai male. Le vicende personali sono trattate quasi bene, e almeno in una scena i dialoghi sono brillanti: praticamente da gridare al miracolo (se ci si dimentica degli zoom) (e degli altri movimenti di camera).
Per il resto, un capolavoro di dico e non dico che nemmeno Mentana: riescono a parlare per due ore della P2 nominandola una sola volta, come se fosse stato uno scandaletto da niente, e non viene mai MAI fatto il nome di un politico uno. Il governo brutto cattivo e invidioso del generale Dalla Chiesa (come se fosse questo il motivo per cui a Palermo era stato completamente privato di uomini e mezzi) resta sempre un’entità astratta, senza volto, che è tutti e non è nessuno. L’idea che i borghesi piccoli piccoli hanno della politica, insomma.
Ma questo era assolutamente ovvio. E’ una fiction mediaset, non certo un film di Lizzani (piccola nota ingenua: ma come si fa a parlare di Dalla Chiesa senza fare denuncia? Chapeau agli sceneggiatori, una roba che nemmeno Mentana). Quello che è meno ovvio, e che avrebbe reso la fiction molto meno noiosa, è il seguente: per 5 o 6 scene il Generale e la nuova giovane moglie litigano furiosamente perchè lui non vuole che lei vada a Palermo, perchè è troppo pericolosa. E prima la molla. E poi la sposa ma le dice di restare. E poi scappa. E poi lei arriva di nascosto. E poi lui la rispedisce su. E poi lei torna. E poi lui non vuole che arrivi di nuovo.
E che palle.
Peccato che Dalla Chiesa avesse chiesto di seguirlo a Palermo, prima che a Emanuela Setti Carraro, a sua figlia Rita e alla nipotina Giulia. Non perchè volesse essere accudito dalla famiglia tra un attentato e laltro, ma perchè pensava di essere abbastanza protetto. Perchè sapeva benissimo che avrebbe potuto sconfiggere la mafia come aveva fatto con le brigate rosse. Perchè sapeva che la mafia si può sconfiggere, e credeva di avere in questo l’appoggio dello Stato. Ecco dove ha sbagliato. Ma non sbagliava quando sapeva che la mafia non è il babau, un’entità universale, ingenerata e incorruttibile: questo è quello che ci vogliono far credere, il padrone di Mediaset per primo.
Il Presidente del Consiglio quando Pio Latorre fu ucciso era Spadolini.

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Young night bird of the third millennium, pissed off, scarcely cultured, heavy drinker, sensitive to the many world infamies, in love with rats and pigeons, dreamer of any social justice, music freak, voracious of any piece of film, editor virtuosa, writer, marketing tyro, journalist, failed English teacher, failed actress, historian in the spare time…

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