La Resistenza non è mai finita-2

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Pubblico qui di seguito gli appunti che ho scritto in viaggio per Milano martedì pomeriggio, giorno della morte di Biagi. Mi raccomando le indicazioni sulla colonna sonora!

Caro Enzo,

e così te ne sei andato anche tu. E’ un gran peccato perché c’era ancora tanto, tanto bisogno di te, come di tutti quelli della tua generazione. Scrivo queste righe in treno, mentre viaggio verso Milano per portarti qualche fiore. Mi sembra il minimo, e anche se non mi aspettavo nulla mi sarebbe comunque piaciuto incontrare qualche faccia conosciuta sul treno, in viaggio verso Milano per te. Dicevi che volevi raccontare la vita di tutti, ma la verità è che hai fatto molto, molto di più: hai contribuito in maniera fondamentale a mantenere in vita i valori più alti di questo paese. Io ti guardavo sempre con IL FATTO, fin da piccola, ti chiamavo “il nonnino della tv”. Montanelli invece lo chiamavo “il vecchietto”; nonnino era un vocabolo più adatto a te. Infatti, penso che Montanelli fosse molto più divertente: ma tu eri più vero. Hai combattuto tutta la vita per la democrazia, e guardando fuori dal finestrino non riesco a non provare l’amara sensazione che tu abbia perso. Quantomeno la battaglia. La guerra ti giuro, è ancora tutta da combattere. Che democrazia è un paese che lascia che uno come te venga cacciato dalla televisione? Mi hai insegnato la politica, l’impegno e la gentilezza. Non è cosa da poco, e sono tre aggettivi che vanno legati insieme. Ci mancherai proprio tanto Enzo. Vado a salutare il giornalista per narcisismo professionale, per sentirmi anche io un po’ un’addetta ai lavori, per imprimere ancora una volta dentro di me da che parte voglio stare, chi voglio e soprattutto chi non voglio diventare. Vado a salutare il vecchio cronista che diceva che la Resistenza non è mai finita, una frase davvero sovversiva con i tempi che corrono, più di mille vetrine spaccate. E ti confesso che ho tantissima paura, ma proprio tanta, per il mio destino professionale. E’ ancora possibile avere la schiena dritta come te, Enzo? Si può davvero iniziare adesso, ora, in Italia, con il giornalismo, e tenere la schiena dritta?

Ma soprattutto, soprattutto vado a salutare il partigiano. Avevi un anno meno di me all’epoca, 23 anni, e ti sei preso sulle spalle il destino di un popolo. Per cui, prima di tutto e al di là di tutto, grazie. Sono così incazzata con quel popolo che tu hai salvato, così incazzata Enzo! In questi ultimi anni mi guardo intorno ovunque e tutto quello a cui riesco a pensare è: ma è per questo che hanno combattuto i nostri partigiani? E’ per questo che tu hai combattuto? Io non la vedo quell’umanità della nostra gente che ti faceva essere contento di essere italiano. O meglio sì, la vedo, ma non mi basta. E’ una piccola parte in mezzo ad umiliazione, grettezza, vuoto, imbarazzo: io mi vergogno di essere italiana, mi vergogno tantissimo. Che popolo è uno che ha avuto i partigiani e poi elegge Berlusconi? E della mia generazione, quanti sono quelli che guardano a te e quanti quelli che guardano a Cristina Parodi?

Però nonostante tutto, mi piace l’idea di riuscire ad avere fiducia nelle persone. Mi piace pensare che se uno continua a cantare Bella Ciao in piazza da solo, prima o poi altre persone si uniranno a lui. E se penso queste cose, se non mi arrocco nel mio castello di superiorità e arroganza, è soprattutto grazie a te. Perché io di te mi sono davvero innamorata a Natale del 2001, pochi mesi dopo l’11 Settembre. Hai fatto uno speciale da New York su come la città vivesse il primo natale senza torri. Non era la tua opera migliore: rispetto alle interviste, ai libri, a Benigni, non era una puntata memorabile. Ma hai usato come sottofondo al servizio “Heroes” di Julio Iglesias, che a quel tempo andava per la maggiore. Ora, se c’è una canzone più sdolcinata, melliflua, stupida, è proprio quella; se un ragazzo la dedicasse ad una ragazza con un minimo di buon gusto, quella scapperebbe a gambe levate. Tu l’hai usata per una puntata speciale del tuo programma. Perché è una canzone semplice, che chiunque capisce, senza nessuna velleità artistica. Non so nemmeno bene perché, ma questa cosa mi ha davvero toccata molto, l’ho trovata tenerissima. Ho capito che giocare all’intellettuale, cosa in cui mi dilettavo molto soprattutto in quegli anni, è la cosa più falsa e stupida che si possa fare. E quindi, nota per chi legge queste righe: fatelo ascoltando The shadow of the day dei Linkin Park (http://www.youtube.com/watch?v=P_eEE12R8Gw). E’ perfetta per questa giornata di inizio Novembre in cui il giornalista di tutte le persone per bene se ne è andato.

W la Resistenza Enzo, è l’unico modo che ho per salutarti.

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Informazioni su neshuma

Young night bird of the third millennium, pissed off, scarcely cultured, heavy drinker, sensitive to the many world infamies, in love with rats and pigeons, dreamer of any social justice, music freak, voracious of any piece of film, editor virtuosa, writer, marketing tyro, journalist, failed English teacher, failed actress, historian in the spare time…

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