Day 4 – The windy city strugglers

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io-e-giulia-vento.jpgQuando un amico straniero racconta delle sue parti, in qualche modo si ha sempre l’impressione che stia esagerando per mettere pepe nei racconti. Quando Neil mi parlava di un vento incessante, fortissimo, che accompagna ogni movimento, chiaramente pensavo esagerasse. Come esagerasse la folk band wellingtonese che porta il nome di questo post. No fuckin’ way. Il vento di Wellington fischia nelle orecchie dal caffè della colazione, bevuto ancora bollente nel vano tentativo di scaldarmi, al bicchiere di cloudy bay della buonanotte. Lynette ci ha portato sul promontorio della città, da cui si abbraccia il porto e praticamente ogni singola casa. Se saltavo, venivo spostata di un buon mezzo metro prima di atterrare. Mia sorella, peso al netto 30 chili, è stata portata alcuni isolati più sotto, planando proprio nel punto in cui Frodo Baggins viene pugnalato dai cavalieri neri. Vento a parte, Wellington è una cittadina deliziosa, anche se per ora abbiamo dato solo un’occhiata veloce al Parlamento prima di infilarci nel Museo della Città (our place lo chiamano i neozelandesi, per dire quanto sia importante). Abbiamo pranzato in un bar dal sapore russo: non per la cucina, che era ottima e sull’italiano andante (that is, tres chic, per i gusti locali) ma per il busto di Lenin al bancone e per la scritta dorata “proletari di tutto il mondo unitevi” che campeggiava in diversi idiomi per ogni dove. Il Parlamento da fuori non è nulla di che: ma poiché la Nuova Zelanda viene definita “il laboratorio delle riforme sociali”, sono sicura che dentro accadano cose parecchio interessanti e, pensiero difficilmente comprensibile per un italiano, anche accettabili. Altrettanto ineffabile per la mente italica è il bar che sta DI FRONTE al Parlamento: all’interno vi si trovano le caricature di polistirolo di tutti i politici più importanti: la prima ministra, il capo del partito religioso ritratto come un martire dentro al Colosseo, i capi dei partiti di opposizione come Batman e Robin, etc etc…mi chiedo cosa farebbe Mastella ad un bar del genere che aprisse di fronte a Palazzo Madama. La mia immaginazione non arriva molto lontano, ma sono sicura che dopo ci sarebbe del giulianone dappertutto.
La casa ufficiale del Primo Ministro è verde, poco distante dalla strada, con una fence di legno alta un metro a circondarla. E’ come se l’idea di sicurezza del premier non avesse mai sfiorato questo popolo pacifico che ha tutto un suo modo di pronunciare le vocali. Ma potrei sbagliarmi, e forse i nani da giardino lungo il ciglio del viale sono armati fino ai denti. Comunque, a smentire la trasparenza millantata dal governo, quella del ministro era l’unica casa con le tende alle finestre presente nel quartiere. Delle altre case si poteva vedere anche l’interno del bagno.
Quanto al museo, era pieno di scheletri di animali strani e di arte maori (più quadri di un pittore scozzese messo lì a ricordare che, come dicono sempre gli antropologi, la vera civiltà non è certo quella bianca).
Se vi manca qualcosa in questa descrizione, è perché avevo promesso a tutti di pensarli tanto mentre facevo il bagno nell’Oceano e mi abbronzavo fino a diventare un’aragostina. Un’altra grande lezione di vita appresa nelle mie prime 48 ore neozelandesi è questa: se tua sorella ti dice “portati il costume da bagno che qui è piena estate”, tu infila maglia di lana, sciarpa e cappello in valigia. Non è estate, è primavera appena appena iniziata. E siccome sono pur sempre inglesi, piove in continuazione. Mio padre è già a letto con il raffreddore e mia madre è incazzata come una che pensava di fare le vacanze al mare e si ritrova con la sciarpa di lana rigirata fin sopra la testa; io mi limito a sospirare per tutti quei deliziosi topini che potrò sfoggiare solo se indossati tutti insieme uno sopra l’altro. Domattina partiamo per l’isola del Sud. 1 milione di abitanti su una superficie poco meno estesa dell’Italia. Obbiettivi: ghiacciai, foche e kiwi.
PS: oggi era la vigilia di natale, e abbiamo festeggiato bevendo cloudy bay. Dio, adoro le usanze di casa Pearce.

PPSS: nota bene: nella foto che vedete, sia io che Giulia avevamo i capelli sciolti, non legati dietro

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Informazioni su neshuma

Young night bird of the third millennium, pissed off, scarcely cultured, heavy drinker, sensitive to the many world infamies, in love with rats and pigeons, dreamer of any social justice, music freak, voracious of any piece of film, editor virtuosa, writer, marketing tyro, journalist, failed English teacher, failed actress, historian in the spare time…

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  1. marttiiiii, che bello leggerti! bellissimo! ho provato a mandarti dei sms, ma evidentemente niente è arrivato. mi manchi un casino. qui a sarajevo è un natale/capo d’anno bianco. è meraviglioso. ho preso il visto. parto il 6. ti scrivo presto presto. ti voglio un mondo di bene e non vedo l’h di riabbracciarti. p.s. mi raccomando la calamite per nunnie.

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