Day 5 – Rock Opera

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Dopo appena 5 ore di sonno, mentre il resto del mondo festeggiava quel penoso rito chiamato Natale, i Mussos sono partiti alla volta dell’isola del Sud. Pioveva che Dio la mandava, e Neil per tirarci su il morale sulla via del porto continuava a ripeterci che le previsioni del tempo davano Sole e Caldo per i giorni a venire. No.

Comunque, ci siamo imbarcati sul traghetto, che non è il traghetto come lo definiamo noi: per 3 ore di viaggio abbiamo avuto a disposizione una nave da crociera, con cinema sala giochi 5 ristoranti pub irlandese supermercato. Il ponte era chiuso a causa del vento troppo forte, ma le vetrate coprivano tre quarti della superficie e quindi ad impedirci di vedere il panorama era solo la nebbia. I più accorti in geografia si staranno chiedendo perché ci vogliano 3 ore per un tratto di mare che un qualunque nostro ministro dei trasporti avrebbe già (annunciato di voler avere) coperto da un ponte. Il motivo è che il porto si trova all’interno di un lungo fiordo pieno di rocce e isolotti, per cui una buona ora e mezzo passa solo per le manovre di….come si dice? Parcheggio.

dscf0166.jpgFinora, questo è stato il momento più autenticamente neozelandese che abbia vissuto. Le foto non rendono l’idea di un paesaggio veramente incredibile, veramente diverso, soprattutto per delle singole, sparute case che ogni tanto spuntavano su uno scoglio in mezzo al nulla assoluto, roba che anche un eremita si spaventerebbe. Punto di orgoglio, io e mia sorella abbiamo sfidato la pioggia e un vento che dscf0163.jpgci obbligava ad aggrapparci alle transenne per seguire l’entrata al fiordo dal ponte. Vengono davvero in mente cose fantastiche e incredibili come elfi, draghi  e Viggo Mortensen, soprattutto con il Sole che provava a farsi strada tra la pioggia, e l’aria che ti spruzzava in faccia pioggerellina che con la velocità diventava grandine. Faceva male, e non capita tutti i giorni che la pioggia faccia male. Anche i Muse sembravano troppo sottotono per essere ascoltati in quel momento, ma ci siamo accontentate.

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Scesi dall’auto, abbiamo ritirato l’auto in affitto e abbiamo iniziato a viaggiare da Picton verso i famosi ghiacciai che rendono l’isola del Sud famosa in tutto il mondo.  Guidare sulla sinistra non è difficile, se sei un coglione che guida sul lato sbagliato della strada. Ma se sei una persona civile, non riesci ad usare il cambio con la sinistra, mettere le frecce con la destra e dare la precedenza sempre sulla destra, ma con le auto che arrivano nella direzione opposta. Bisogna dire che papà è stato eroico: non solo è capitato molto raramente che ci infilassimo contromano nelle corsie, ma si è lamentato incessantemente solo per la prima ora e mezzo di marcia. E dopo due ore e mezzo (nota: nel nuovissimo mondo non esistono le autostrade, ma solo strade asfaltate ad una sola corsia, come le nostre statali. Per ore, e ore, e ore e ore di cammino) siamo arrivati a Nelson, la New York dell’isola del Sud: quasi 2000 residenti (in realtà dscf0465.jpgChristchurch è una vera grande città:ma è un caso isolato). Abbiamo scoperto una nuova cosa sui neozelandesi: il Natale è una festa privatissima. Non c’erano ristoranti, pub, bar, caffè aperti. Siamo arrivati alle 14, con già due ore di ritardo rispetto al lunch time locale, e tutto quello che abbiamo visto è stata una sfilza impressionante di locali con le serrande chiuse e il cartello “Buon Natale” all’entrata. I pranzi di Natale luculiani da consumare dove tutti possono vederti spendere 500 euro per un pasto non sono di questo mondo. Sembrava una città fantasma, il che sarebbe stato molto suggestivo non fosse che non mangiavamo nulla da più di 12 ore. Eventually, siamo riusciti a trovare un benzinaio aperto che vendeva anche caramelle, gelati, pane da toast e formaggio. Nota: non mangiare mai formaggio se sei fuori dall’Italia, dalla Francia o dalla Grecia. Gongolando lungo la spiaggia per la nostra scaltrezza nell’essere comunque riusciti a nutrirci, ci siamo imbattuti in una coppietta di turisti come noi (unici esseri umani avvistati in due ore abbondanti, tolta la benzinaia – sulla cui provenienza nutro però qualche dubbio) che stavano facendo un pic nic. Avevano panini di ogni tipo, tovaglia e posate, flute di vetro e champagne per il brindisi. Non contenti, avevano anche delle coroncine di carta in testa. Geniali.

Messo da parte qualcosa per la sera (avrebbe potuto essere il primo ed ultimo negozio in cui saremmo riusciti ad imbatterci) ci siamo rimessi in viaggio. Destinazione: il grande Far West (che, tecnicamente, è il Grande Far South). 

 

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Informazioni su neshuma

Young night bird of the third millennium, pissed off, scarcely cultured, heavy drinker, sensitive to the many world infamies, in love with rats and pigeons, dreamer of any social justice, music freak, voracious of any piece of film, editor virtuosa, writer, marketing tyro, journalist, failed English teacher, failed actress, historian in the spare time…

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