Archivio mensile:gennaio 2008

Nisimazine Helsinki

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L’esperienza del Nisimazine continua al festival di Helsinki!!! Per la vostra gioia, io ho modestamente contribuito al terzo numero con la recensione appassionata e toccante di un bel documentario iraniano

http://85.17.102.30/~nisimasa/?q=taxonomy/term/6

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Storia della Cisl (di M. Musso e Paola Asproni)

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Appunti sparsi di un seminario che nemmeno alle Frattocchie.

1) Nascita del sindacato in Europa: Gran Bretagna: sindacato figlio dell’industria. —–àsindacato emanazione del capitalismoEuropa: sindacato figlio dei partiti.——————–à sindacato emanazione della politicaItalia: sindacato figlio di Dio.—————————à sindacato emanazione dello Spirito

 Il 15 Ottobre del 1857 nasce la società di massa. Il 14 Aprile del 1858 nascono i sindacati, illegali. Segno zodiacale: Ariete (=cocciutaggine nel perseguire i propri obbiettivi) 

2) Fascismo: Quando c’era Lui il sindacato era unitario 

3) Dopoguerra: i pastori Achille Grandi, Bruno Buozzi Martire, Giuseppe Di Vittorio, Oreste Lizzardi e Giulio Iscariota Pastore fondano er sindacato cor patto de Roma. Palmiro Togliatti subisce un attentato (ad opera delle BR): gli avvelenano un bambino. NON VALE COME SCUSA PER UNO SCIOPERO GENERALE=rottura!!!!!

 4) QUELLO IN CUI CREDE LA CISL

STORIA: Nelle urne Dio Andreotti ti vede, Stalin no.

VALORI: laicità, ma non laicismo; la Bibbia

REGOLE: se ti tocchi diventi cieco

SIMBOLI: Ω

MODALITA’ DI COMPORTAMENTO: ora, labora, e paga le l’ICI solo se trombi con degli adulti. 

 -prima di tutto l’Uomo, creatura di Dio

-poi la donna, creatura di una costola della creatura di Dio

-Il Capitale è lo sterco di Dio, a meno che tu non viva in Vaticano

RIVENDICA I TUOI DIRITTI TRAMITE LA PREGHIERA

-Associati liberamente ma non la domenica

-Formazione=catechesi

-Chi ci salverà dalle usurpazioni del padrone? Dio e il Papa (tranne papa Luciani che mangiava i bambini – avvelenati, hi hi) 

CONFEDERALITA’: il sindacato è uno e trino e si è fatto carne per redimerci dai peccati (S. Raffaele Bonanni) 

5) CISL: Anomalia nei sindacati:

 -CONTRATTAZIONE ARTICOLATA (vescovi e cardinali)

-COLLEGAMENTO SALARI-PRODUTTIVITA’ (Papa)

-Scelta Europea (CEI) 

Per questi motivi, forti persecuzioni da Cgil (Satana), Confindustria (Lucifero), Governo (Diavolo)

 Polemica anticomunista: perché mangiare i bambini quando gli puoi far fare dei giochi speciali??? (Ho letto un articolo di un farmacista cattolico che spiegava perché non vendesse anticoncezionali: non era contro il sesso ricreativo, solo consigliava di usare gli anticoncezionali naturali, quelli che ci ha donato Dio) (Per esempio, il sesso anale o il sesso orale. Però senza ingoiare. Non si sa mai). 

6) ANNI RECENTI: Sono state le BR ad uccidere Nostro Signore (con l’aiuto dell’OLP) 1989: l’arcangelo Gabriele fa cadere il muro di Berlino 1994: nascono le RSU (resurrezione, (tran)sustastazione, Universalità) 1999: patto di Natale (cazzo ridete, si chiama proprio così!!) 

NB: LA CGIL DICE NO E BASTA, NOI DICIAMO AMEN

NNBB: Leggere i giornali equivale a toccarsi, a meno che non sia l’Osservatore Romano.(Se leggi Il Manifesto diventi cieco)  

La presentazione della Cisl è finita, andate in pace.

Day 20 – Addio, which does not exists / Addio, che non esiste

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Last supper, cloudy bay and a Bob Dylan’s best of. And above all Pavlova, Lynette’s meringue: nothing else is so good in nature. It doesn’t get any better than that. It possibly doesn’t. And because one of the things I love the most about English language is that the word ADDIO* does not exist, while I write these words I have one and one only song in my mind.….I dedicate this to the Shump-Pearces, hoping I’ll see them again soon. While they will listen to this song I will listen to Dave Dobbyn and we will be almost even.
Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade.Hai i fianchi robusti di una vecchia signora e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate e la puzza di alcool nelle notti d’estate.
Un vecchio compagno ti segue paziente, il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno, ti riporta le voci degli amanti di ieri.E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un Reel.

* Addio means goodbye when you are sure you will never ever see the other person again.

Ultima cena, cloudy bay e un best of di Bob Dylan. Ma sopratutto, Pavlova, la torta meringa di Lynette: non esiste in natura niente di più buono. It doesn’t get any better than that. It possibly doesn’t. Anche se una delle cose che più amo in assoluto della lingua inglese è che la parola addio non esiste, mentre pubblico questo post ho in mente una canzone e una canzone soltanto….la dedico agli Shump-Pearces, sperando di rivederli presto. Mentre loro ascolteranno questa canzone, io ascolterò Welcome home di Dave Dobbyn e saremo quasi pari.

Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade.
Hai i fianchi robusti di una vecchia signora e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate e la puzza di alcool nelle notti d’estate.
Un vecchio compagno ti segue paziente, il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno, ti riporta le voci degli amanti di ieri.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un Reel.

Day 18&19 – Il bel paese

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The last 2 days at the Pearces’ have been family-days: shopping, dinners, films on tv and tons of cloudy bay. I found an amazing BBC sit-com, Red dwarf. It’s like Beautiful, but it is set on a spaceship where everyone is dad but a stoned Irish, a mutant cat and the automatic pilot. Genial. My departure is approaching, and even if I try not to think about it The Dominion Post is ruthless in reminding me WHERE I have to go back to:- Prodi sent the army in Naples to contrast the garbage problem. Mastella, the minister of justice who is also a great statesman, immediately realized that mafia is behind what’s going on.

-After the UN’ moratorium on death penalty, the Pope is asking a moratorium on abortion. And I live in a country where people applaud these kind of guys!

– Padre Pio’s corpse will be exhumed to celebrate the 40th anniversary of his death (!?)

Là, dove’l si sona

Basically, New Zealand is a country that is so much beautiful as it is different from Italy: a real lot.

To get things even worse, it’s raining dogs and cats: the sky is grey as grey can be and we will lose the last sunsets of the Shump-Pearces. I wonder when, and if, I’ll be able to see another one.

Ultimi due giorni dai Pearces all’insegna della famiglia: shopping, cene, film in tv e tonnellate di cloudy bay. Ho scoperto un bellissimo show della BBC, Red dwarf. E’ come Un posto al Sole, solo che è ambientato su un’astronave in cui tutti sono morti tranne uno scoppiato irlandese, un gatto mutante e il computer di bordo. Geniale. La mia partenza si avvicina, e anche se provo a non pensarci The Dominion Post è spietato nel ricordarmi dove sto per fare ritorno:-Prodi ha mandato l’esercito a Napoli per contrastare i rifiuti. Mastella, da grande statista, ha capito che dietro ad una situazione del genere c’è la camorra: un grande statista.-Dopo la moratoria ONU sulla pena di morte il Papa chiede una moratoria sull’aborto. E io vivo in un paese dove la gente applaude a persone del genere. -Vogliono riesumare la salma di padre Pio per festeggiare i 40 anni dalla sua morte (!?)

Là, dove’l si sona

Fondamentalmente, la Nuova Zelanda è un posto tanto splendido quanto diverso dall’Italia: cioè tantissimo. 

A peggiorare le cose, una pioggia che Dio la manda: il cielo è una cappa insormontabile, e ci perderemo gli ultimi tramonti da casa Shump-Pearce. Chissà quando, e chissà se, riuscirò a vederne un altro.

Day 17 – LA LIGERA

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We go back home, in Wellington, listening to Ry Cooder and Bob Dylan (I’ve decided I don’t like Joni Michell and Van Morrison, feel free to judge me). Explorations are now over, we only have the city left to see. And cities are all the same all over the world in too many ways. Right on time, it arrived: the greatest travel story me and my sister we will ever be able to listen to in our whole lives. The most incredible thing is that it comes out from our beloved dad’s mouth. When he and all over parents in the world were little boys and girls, the word was much different than nowadays (so far it’s easy). In Terruggia, were daddy was born, people never locked the doors of their houses, everyone was coming over at anytime, the inhabitants shared everything they owned with the others (these are not banalities, think about our daytime). And then there was la ligera. The roamer, who travelled light because he did not own anything and he lived day by day. He wandered through the villages asking for hospitality, and more or less once in a month he turned up in Terruggia. He crashed for a couples of days at someone’s house, asking for some food and a bed, and then he went away. It was a tradition that brought back up to the pilgrims and that got permanently lost with the economic boom. The indians actually call the roamer “someone who is carrying out a spiritual journey”: definetely they don’t call him homeless. Anyway, one day la ligera arrives at aunt Aurelia’s house, grandma Martina’s sister, and ask her for food. Aunt Aurelia is running late, she has to go to the city for some errands, so she quickly prepares a meal with the remnants (please note: she was leaving him alone in the house). When she’s about to serve him, she realizes she has almost no wine left: she should go down to the basement and get another bottle, but she has no time left, she’s already running very very late. Not to look like the one who did not serve la ligera wine, she waters it down. She runs away for her errands…but when she gets back, she has a very bad surprise: la ligera is at the door, wainting for her to get back: “you gave me watered-down wine: I’m never coming back here!” he shouts leaving for good. And he never showed up again. For aunt Aurelia loosing her roamer was a very bad slap in the face. And nothing else matters.

Torniamo a casa, a Wellington, ascoltando Ry Cooder e Bob Dylan (ho deciso che Joni Mitchell e Van Morrison non mi piacciono, dite pure quello che volete).  Ormai le esplorazioni sono finite, non resta che vedere la città. E le città, per tanti versi, sono uguali in tutto il mondo. Puntuale, arriva il più grande racconto di viaggio che io e mia sorella potessimo ascoltare in tutta la nostra vita. E la cosa più sosprendende è che esce dalla bocca del nostro amato padre.  Quando lui e tutti gli altri genitori del mondo erano piccoli, il mondo era diverso da com’è ora (e fin qui). A Terruggia, paese natio del babbo, le persone non chiudevano mai le porte delle case, ci si trovava in giro dall’uno o dall’altro, si metteva in comune tutto quello che si aveva con gli altri abitanti (non sono banalità, se provate a pensare alla nostra giornata tipo). E poi, c’era la ligera. O meglio, quello che faceva la ligera: il vabagondo, che viaggiava leggero perché non possedeva nulla e che viveva alla giornata. Girava per i villaggi chiedendo ospitalità, e più o meno una volta al mese capitava anche a Terruggia. Si fermava un paio di giorni nelle famiglie, chiedendo cibo e un letto, poi ripartiva. Era un’usanza che risaliva ai tempi dei pellegrini, e che si è persa definitivamente solo con il boom economico. Non per niente, gli indiani indicano il vagabondo con un termine che significa “persona che sta compiendo un viaggio spirituale”: non certo barbone. Comunque, un giorno la ligera capita a casa della zia Aurelia, sorella della nonna Martina, e le chiede da mangiare. La zia ha fretta, deve andare in città per delle commissioni, e così gli prepara di corsa in cucina un pasto con gli avanzi del giorno (nota per i distratti: lo lasciava quindi in casa da solo, il barbone).  Al momento di servire in tavola, si accorge di avere solo più mezza bottiglia di vino da servire: dovrebbe andare in cantina a prenderne dell’altro, ma non ha proprio tempo, è già in grande ritardo. Così, per non fare una figura barbina con la ligera, allunga il vino nell’acqua e gli serve una bottiglia che sembra piena. Fugge a fare le commissioni; ma quando torna, la aspetta una brutta sorpresa: la ligera è sull’uscio che aspetta solo di salutare: “mi hai dato del vino con l’acqua; mi chi ven plù” sbotta tutto offeso infilando la porta. E da allora non è mai più tornato. Per la zia Aurelia, perdere il suo barbone è stato un immenso schiaffo in faccia. And nothing else matters.