Archivio mensile:luglio 2008

Day 1 – in viaggio (prima parte):outing sul caffe’

Standard

 

la mia foto di simmetria

la mia foto di simmetria

impressioni sparse di una giornata iniziata nel migliore dei modi possibili e finita sulle panche senza imbottitura di un noto areoporto londinese.

 

h 11.10 ci siamo. sono sull’aereo per Londra. Stanno spiegando l’uso delle mascherine, capitasse mai qualcosa. Un giorno mi alzero’, lo prometto, e faro’ presente che capitasse mai qualcosa siamo tutti morti. E’ la verita’, punto. L’umanita’ e’ abbastanza matura per accettarla (piu o meno). Per cui e’ inutile perdere tempo con le cazzate di sicurezza. Anche la cintura: a cosa serve, nel caso di un frontale con l’aereo nella corsia opposta?  Staccatemi da terra, staccatemi dall’Italia. Tanto la verita’ e’ che se decidi di volare nessun tipo di life jacket puo’ aiutarti veramente.

h 15.09 Sono alla Victoria Station, sorseggio il mio primo caffe’ americano starbucks in tazza media mentre decido il da farsi in merito alla giornata. Penso che trascinero’ la valigia per un giretto nei pressi della Victoria’s station prima di arrendermi al treno per Gatwick dove, sono sicura, trascorrero’ alcune delle ore piu’ alienanti della mia vita. Seduto accanto a me c’e’ un ragazzo che sta lavorando con un Mac grigio metallizzato mentre sorseggia un cappuccino in tazza grande. E’ biondo e indossa una corporate suite appena un filino impersonale per poter essere definita perfetta. Ha un biglietto da visita coreano in mano. Sembra cosi’ uscito dagli anni ’80 che decido di essere finita in mezzo ad un vortice temporale. La mia teoria riguardo alle strisce temporali sovrapposte ne esce ancora una volta vincente. Del resto, siamo a Londra. Anche se io sono da Starbucks, appena uscita da un areoporto, in attesa di passare la notte in un altro. E’ un viaggio all’insegna dei non luoghi per ora, e mi preoccupo nel constatare che io, nei non luoghi, mi ci trovo da Dio. E’ come mettere in pausa la realta’ e avere tempo di ragionare con calma sul da farsi prima di schiacciare di nuovo play. Non so se ci vivrei, ma un caffe’ me lo prendo volentieri. E’ appena passato davanti alle vetrine un autentico punk londinese. Adoro questa citta’!!! Non fosse per questa strana lingua che parlano, mi ci trasferirei subito. E’ ora di uscire.

h16.00 Prima di tornare al mio binari 9 e tre quarti, esco da Starbucks ancora indecisa sul da farsi. Inizia a piovere la tipica pioggerellina londinese, e cosi’ decido di fare un giro per il quartiere nonostante la valigia. L’ osteopata mi ammazzera’, ma andarmene in giro sotto la pioggia ascoltando per la prima volta “Kingdom of doom” direttamente alla fonte e’ gratificante. Decido di rimanere in giro per tutta la durata dell’album, per il solo gusto di camminare mentre ascolto la musica, senza andare in nessun posto e con le tempistiche dettate esclusivamente dalle canzoni. Se va avanti cosi’ per 20 giorni, sono a cavallo.

h 18.00 leggo il times mentre sorseggio il mio primo caffe’ americano starbucks in tazza grande davanti alle vetrate di Gatwick. Un interessantissimo articolo recita: “Excuse me, why are Italians so rude?”. E finisce: “Say what you like about our rowdy, beer-swilling English mob but, tatoos and all, they’d have seen through Berlusconi in an instant”. Decido di rimanere zitta per il resto della giornata. Il mio accento potrebbe tradirmi. Ringrazio la mami e il papi (e li saluto) per avermi donato la pelle chiara e l’aria passabilmente crucca.

Annunci