Day 6&7 – Icky thump goes to San Fran

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Se si vuole conoscere la vera America, e non e’ detto che uno lo voglia fare ma ogni tanto accade, bisogna prendere il pullman. Per esempio, per 16  ore filate da Portland a San Francisco.

Ebbene si’. Ho preso il pullman. Paul e’ stato molto gentile: e’ entrato in stazione, ha chiesto informazioni, e’ uscito, e’ rientrato in macchina, mi ha guardata intensamente negli occhi e mi ha detto: “hai presente tutte quelle cose terribili che ti ho detto riguardo ai pullman? Mentivo. Il pullman e’ l’unico vero mezzo di spostamento degli Stati Uniti. E il treno e’ esaurito per i prossimi 4 giorni”. Questo accade un po’ perche’ il loro sistema ferroviario, incredibile ma verissimo, fa piu’ schifo del nostro (che – andiamo! – non fa schifo) e un po’ perche’ con la crisi petrolifera, che qui ha davvero il sapore della life changing crisi, la gente ha cominciato a scoprire metodi alternativi al SUV.

Comunque. 16 ore Portland to San Fran in realta’ sono filate, tra i White Stripes Elliott Smith e la guida di San Francisco. Oh, e Howl ovviamente. Allen Ginsberg e’ un altro che aveva capito tutto con 50 anni di anticipo, e infatti lo processarono per oscenita’. Sul pullman davvero, e Pul me l’aveva detto, ho visto il cuore pulsante degli Stati Uniti.

Una dark di 150 chili che indossava un vestito nero e tatuaggi su ogni centimetro della sua estesissima pelle.

Una quindicina di messicani vestiti a festa che tornavano a casa.

Un alcoolizzato sessantenne con il naso viola e gli occhiali rotti che parlava della sua casa back in Alabama.

Una ragazza nera bellissima, con le treccine e i tacchi a spillo che teneva sulle ginocchia la sua bambina di tre anni.

Un ragazzo ispanico vestito da rapper che pretendeva di salire sul pullman con un enorme sacco della spazzatura come valigia.

Una vecchia signora con i capelli biondo platino e piena di gioielli dorati che riportava a casa la sua nipotina.

Una ragazza biondo naturale, iper obesa, che indossava un vestitino bianco aderente, corto e semitrasparente che rivelava completamente le sue forme sconvolte.

Una punk.

Una hippie con i capelli viola e la gonna indiana.

Una signora sulla quarantina con jeans scuri e top blu aderentissimi, magra magra e senza fianchi ma con la pancia gonfia di birra, i capelli biondi e uno strano tic agli occhi, che ha continuato a giocare con un tamagochi per 16 ore di fila.

In tutta la mia vita non incontrero’ mai piu’ dei visi cosi’ espressivi.

E ragazzi, l’alba su Sacramento…..

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Informazioni su neshuma

Young night bird of the third millennium, pissed off, scarcely cultured, heavy drinker, sensitive to the many world infamies, in love with rats and pigeons, dreamer of any social justice, music freak, voracious of any piece of film, editor virtuosa, writer, marketing tyro, journalist, failed English teacher, failed actress, historian in the spare time…

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