Day 7 – Right next door to hell

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Dopo una notte passata in pullman, e’ bello arrivare alla propria casetta: lo European Hostel, situato in Minna st. Sia il nome che la strada promettono bene, frugale ma chic. Una gentile signora indiana per telefono ha promesso di trovarmi un letto per 7 notti senza problemi, anche se su internet per un paio di notti dava il tutto esaurito non dovevo preoccuparmi. E infatti non mi sono preoccupata.

 

Perche’ sono una specie di Pollyanna europea trapiantata in un paese di squali. Minna st e’ in effetti vicinissima al municipio e alla famosa biblioteca pubblica, ma questo non la esime da essere il posto piu’ puzzolente che abbia mai visto. Ci sono piu’ barboni per strada che clienti nell’ostello. Per non parlare dei barboni che vivono nell’ostello. E che si occupano di lavare e pulire le lenzuola in cui io dovro’ dormire. I clienti fumano davanti all’entrata e mostrano evidenti segni di sporcizia ed esaurimento nervoso galoppante. Mah. E’ facile comunque immaginare come un posto del genere attiri tanta gente. E’ lo stesso motivo per cui io ne sono stata attratta: non c’era nessuna alternativa. E’ tutto esaurito, ad Agosto a San Francisco.

Entro e un odore acre di curry mi assale. E’ facile intuire che l’indiana con cui ho parlato e’ in effetti la padrona di casa, una signora che prima di emigrare negli Usa ha fatto in tempo a conoscere non dico Gandhi, ma Alessandro Magno in persona durante una delle sue gitarelle. Faccio per pagare, ma mi informano che accettano solo cash. E mi informano anche del fatto che sarebbe meglio se comprassi un lucchetto per la mia cassaforte.

sulla porta di camera mia...

Perche’, non posso usare uno dei vostri lucchetti? La signora indiana si incazza a morte, e si tradisce sul parlare inglese a stento: capisce e parla benissimo quando le serve. Si’, cosi’ quando avvengono i furti dite che siamo noi ad aver rubato!!! (prego notare l’uso dell’avverbio quando in luogo di se). Pero’ my dear puoi prendere in prestito sia le lenzuola che gli asciugamani. E apre la porta del ripostiglio piu’ polveroso che abbia mai visto. Le lenzuola sono accucciate in basso, e hanno l’aria parecchio sporca. Pero’ immagino siano quelle pulite, perche’ le altre sono arrotolate sul pavimento. Ma gli asciugamani. Gli asciugamani hanno le mosche intorno. E sono tutti diversi, tutti colorati, e tutti evidentemente macchiati. La donna ne prende uno e me lo porge.

No, grazie (la voce mi trema un po’. Sono snob, lo ammetto) Ho il mio asciugamano (grazie, grazie, grazie al Cielo).

Si’ ma cosi’ ne hai due.

No davvero voglio solo le lenzuola.

La convinco a fatica. E grazie a Dio non appoggia mai per un secondo l’asciugamano sulle lenzuola. Mi dispiace, ma gia’ l’idea di usare quelle lenzuola mi fa venire le lacrime agli occhi. Voglio la mamma.

Corro al bancomat e a comprare il lucchetto, torno, pago, mi riprendo il passaporto e finalmente ho la chiave. Room #9. Prendo tutte le mie valigie (tra cui un vinile di Elliott Smith che ritenevo importante comprare a Portland) e salgo tre rampe di scale. Apro la porta numero 9. Quattro simpatiche fanciulle stanno dormendo nei loro quattro lettini. E non ce n’e’ un quinto. Chiedo scusa, ma questa e’ la stanza numero 9?

Yeah.

E nessuna di voi fa il check out in giornata, vero?

Noooooo.

Ok, my bad.

Riprendo le valigie e torno giu’. L’attacco di panico e’ galoppante: internet diceva che l’ostello era esaurito per tre delle notti in cui sarei stata a San Francisco. E la vecchia signora ha l’aria davvero stonata. Infatti, quando le rido’ la chiave non vuole credere che la #9 sia piena. Non ci crede sul serio: devo convincerla con un mucchio di parole e la minaccia di far salire a lei tre piani di scale e andare a controllare. Alla fine mi concede la chiave #7, ma con la raccomandazione che ci devo un po’ giocare. Che ci devo un po’ giocare significa che mi ci vogliono 10 minuti buoni per riuscire ad aprire la porta. E quando finalmente ci riesco, l’odore della polvere emanata dalla moquette mi assale. Pero’ il letto libero c’e’. E per terra, in mezzo acari, una donna nera sta consolando una ragazzina asiatica con gli occhi gonfi di lacrime e l’aria smarrita.

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Informazioni su neshuma

Young night bird of the third millennium, pissed off, scarcely cultured, heavy drinker, sensitive to the many world infamies, in love with rats and pigeons, dreamer of any social justice, music freak, voracious of any piece of film, editor virtuosa, writer, marketing tyro, journalist, failed English teacher, failed actress, historian in the spare time…

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