Day 7 – Amber&Anita

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La donna nera mi accoglie con un fragoroso Hello e poi mi chiede il suo nome. Presentazioni di rito: Marta from Italy. Amber from Australia (svanito tutto il fascino esotico della ragazzina in lacrime, sigh). Anita from Manhattan. Manhattan, attenzione, non New York. La conversazione finisce lì, grazie a Dio. Non ho la forza di pensare, figuriamoci di parlare. Mentre rifaccio il mio letto, e mentre mi rendo conto che le lenzuola per cui ho pagato un supplemento sono macchiate, senza peraltro provare moti di sorpresa,  ascolto in sottofondo il drama della ragazzina. Parte domattina per NYC. E non ha un posto dove andare, tutti gli ostelli e tutti I cheap hotels sono esauriti. Ha un altro volo la settimana successive per Washington, e non può spostare i voli. Sì, ma dico, ma papà ti manda sola? Come si fa ad essere così ingenui da pensare di poter prenotare da un giorno all’altro per NYC ad Agosto? Penso mentre mi accorgo che le lenzuola sono anche piene di pallini bianchi di cui decido di non sapere la provenienza. In cima alla lista di cose da fare, comprare un pigiama a maniche lunghe. L’idea delle mie gambe scoperte che dormono lì mi procura dolore fisico.

Poi, non so esattamente cosa mi sia preso. Sarà che paese che vai usanze che trovi, e penso al conduttore del pullman che non mi ha fatto pagare il biglietto perchè mi ha visto sperduta, ingenua e carica di bagagli. Così mi giro verso la ragazzina e le faccio “Senti, se il tuo problema è trovare un posto a New York, io ho un amico là. Cioè, non è proprio un mio amico, è un regista che ho intervistato a Torino un po’ di volte e che è un tipo stra a posto [nonchè molto bravo nel suo lavoro, nda]. Non ho il suo numero di telefono ma ho la sua mail…insomma, se ti va possiamo provare. Magari conosce qualcuno che può ospitarti o affittarti una stanza”. Anita salta su e inizia a urlare contenta. “Seeee??? We got to keep it pooooositive girrrrlllll!!!!!!”. Solo molto più in là nel pomeriggio mi sono chiesta come mai, se Anita era davvero di Manhattan, non avesse lei qualche amico a cui raccomandare Amber.

Fatto sta che andiamo tutte e tre in pellegrinaggio verso un internet caffee. Scopro che Amber ha 21 anni, si è appena laureata in biologia e ha avuto il cancro al pancreas. Sta facendo un viaggio di due mesi tra USA, Mexico, Cuba e Argentina. E’ fidanzata e ha una sorellina adorabile. Aveva prenotato un ostello a NYC, ma proprio quella mattina, il giorno prima della sua partenza, si erano resi conto di essere andati in overbooking e così le avevano gentilmente detto di pigliarsela in quell posto per i primi 4 giorni di prenotazione.  Improvvisamente il mio viaggetto per gli States mi sembra banale e noiosa, io mi sento banale e noiosa, ma soprattutto le lenzuola dello European Hostel non mi sembrano più così sporche.

(Come non mi sembreranno così male, successivamente, nell’ordine:

-la chiave della stanza rotta

– l’assenza di acqua calda

– I rubinetti che perdono. Tutti!

– L’assenza di carta igienica

– La presenza di 3 cessi per 80 ospiti

– La cucina attrezzata con una sola tazza di thè, due sole forchette di plastica e nessuna padella per 80 ospiti

– Una perdita nelle tubature per cui gocciola al centro della cucina, che poi è anche la stanza della tv. Ho visto la cerimonia di apertura delle Olimpiadi attraverso una piccola cascata. In compenso c’era gente da tutto il mondo ed è stato carino, anche se sorprendentemente abbiamo dovuto tutti ammettere che gli Americani fossero in effetti I meglio vestiti)

Scriviamo al mio amico regista e poi ne approfitto per dare una sbirciatina alle mail. Amber e Anita mi aspettano perchè Anita vuole portarci a vedere il giardino in cui lavora. E così sono loro due le prime persone a cui do la Grande Notizia:

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Informazioni su neshuma

Young night bird of the third millennium, pissed off, scarcely cultured, heavy drinker, sensitive to the many world infamies, in love with rats and pigeons, dreamer of any social justice, music freak, voracious of any piece of film, editor virtuosa, writer, marketing tyro, journalist, failed English teacher, failed actress, historian in the spare time…

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