Archivio mensile:agosto 2009

Diario Aquilano – day 5 – La militanza va in vacanza

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Il mare è così bello e la cucina del Mezza Canaja è così buona che decidiamo di fermarci un giorno in più al mare. Persino Alberto è d’accordo. Dormiamo in spiaggia abbracciati ai computer dividendo i sacchi a pelo e l’insolazione. Senigallia, non fosse per i tipici ecomostri da litorale (e si chiamano tutti Hotel Ritz, dalla Liguria alla Puglia, avete notato?) e per la spiaggia che non scende mai, per cui ti ritrovi a nuotare a 100 metri dalla riva con l’acqua che ancora ti arriva alle caviglie, sarebbe proprio carina.

Per il resto, questi piccoli momenti di vita vissuta a pieno ti fanno ricordare che dovunque tu sia, qualunque cosa tu faccia, l’importante è farlo con stile.

  

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Diario Aquilano – day 4 – Senigallia mezza canaglia

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Il 3e32 va in vacanza, a Senigallia, nel Centro Sociale Occupato Autonomo “Mezza Canaja”, che sorge in un bellissimo (va ammesso) edificio di epoca fascista lungo il mare, un’ex colonia per Balilla poi campo di concentramento negli anni ’40 poi centrale dell’Enel adesso completamente ricoperto di murales bellissimi. Ci sono tre piani, un’ampia hall per l’accoglienza degli ospiti, un giardino con ampio campeggio, tavolate per mangiare con una cucina davvero buonissima e super organizzata come un vero ristorante, bar con birra a fiumi a due euro, palco per concerti con proiettore e schermo. Insomma, sono davvero ben organizzati. Vengono proiettati alcuni dei video che Alberto sta facendo per Repubblica TV, con tanto di applausi a scena aperta. A seguire, un lungo dibattito in cui si discute a scena aperta dei problemi che stanno affrontando e di quello che sta facendo il 3e32.

Il pessimismo in realtà, per molte ragioni, regna. Eppure, questo centro sociale lungo la spiaggia che forse verrà sgomberato a Settembre, è giallo e allegro come si può vedere dalle foto. Ora immaginatevi una serie di strati che si appoggiano in un punto, e di far partire una linea verticale da quel punto che perfora gli strati. Il Mezza Canaja è il luogo, gli strati appoggiati man mano sono il tempo che passa. Lì, contro quegli alberi dove adesso la gente si ubriaca, pomicia e discute di come migliorare il mondo (magari solo per aumentare le possibilità del suddetto pomiciamento, per carità), 60 anni fa mettevano in fila le persone per mandarle nei campi di sterminio. Per cui non è vero che non cambia mai niente e non è vero che non si può fare nulla. Per esempio, si può fare di tutto per ricordare alla gente quello che può succedere quando ci si affida a gente unta. Vi chiedo quindi di far girare questi filmati, perché che a 4 mesi dal terremoto la gente creda ancora che la ricostruzione sia partita e che le tende siano unifamiliari non è accettabile. 

Il 3e32 va in vacanza, a Senigallia, nel Centro Sociale Occupato Autonomo “Mezza Canaja”, che sorge in un bellissimo (va ammesso) edificio di epoca fascista lungo il mare, un’ex colonia per Balilla poi campo di concentramento negli anni ’40 poi centrale dell’Enel adesso completamente ricoperto di murales bellissimi. Ci sono tre piani, un’ampia hall per l’accoglienza degli ospiti, un giardino con ampio campeggio, tavolate per mangiare con una cucina davvero buonissima e super organizzata come un vero ristorante, bar con birra a fiumi a due euro, palco per concerti con proiettore e schermo. Insomma, sono davvero ben organizzati. Vengono proiettati alcuni dei video che Alberto sta facendo per Repubblica TV, con tanto di applausi a scena aperta. A seguire, un lungo dibattito in cui si discute a scena aperta dei problemi che stanno affrontando e di quello che sta facendo il 3e32.

Il pessimismo in realtà, per molte ragioni, regna. Eppure, questo centro sociale lungo la spiaggia che forse verrà sgomberato a Settembre, è giallo e allegro come si può vedere dalle foto. Ora immaginatevi una serie di strati che si appoggiano in un punto, e di far partire una linea verticale da quel punto che perfora gli strati. Il Mezza Canaja è il luogo, gli strati appoggiati man mano sono il tempo che passa. Lì, contro quegli alberi dove adesso la gente si ubriaca, pomicia e discute di come migliorare il mondo (magari solo per aumentare le possibilità del suddetto pomiciamento, per carità), 60 anni fa mettevano in fila le persone per mandarle nei campi di sterminio. Per cui non è vero che non cambia mai niente e non è vero che non si può fare nulla. Per esempio, si può fare di tutto per ricordare alla gente quello che può succedere quando ci si affida a gente unta. Vi chiedo quindi di far girare questi filmati, perché che a 4 mesi dal terremoto la gente creda ancora che la ricostruzione sia partita e che le tende siano unifamiliari non è accettabile. (e se non avete tempo di guardarveli tutti, almeno il numero 3 e il numero 6 sono INDISPENSABILI!!)

#001: il problema delle C.A.S.E.:

http://tv.repubblica.it/rubriche/yes-we-camp/bacchette-magiche-e-bandierine/35586?video

 

#002: prima le nuove c.a.s.e., poi il censimento per vedere come funziona la casa

http://tv.repubblica.it/rubriche/yes-we-camp/il-censimento-che-spaventa/35677?video

 

#003: la burocrazia del censimento

http://tv.repubblica.it/dossier/terremoto-in-abruzzo/il-censimento-misterioso/35761?video

 

#004: una vera iniziativa di solidarietà dal basso:

http://tv.repubblica.it/rubriche/yes-we-camp/una-settimana-in-vacanza/35774?video

 

#005: l’importanza di dividere i racconti dalle macerie

http://tv.repubblica.it/rubriche/yes-we-camp/ritorno-a-onna/35826?video

 

#006: Come si vive dopo 4 mesi nei campi:

http://tv.repubblica.it/rubriche/yes-we-camp/vita-nel-campo-126-giorni-dopo/35841?video

Diario Aquilano – day 3 – Black Hole Sun

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Ho visto L’Aquila per la prima volta due mesi e mezzo fa, dopo il terremoto purtroppo. Una ragazza del posto mi aveva chiesto cosa mi avesse colpito di più, e io avevo risposto: la pioggia scrosciante e i paesaggi mozzafiato. E’ già montagna, ed è tutto verdissimo.

Oggi mi sono messa a leggere Il Centro insieme a Vincenzo e Orzo, tra un caffè del 3e32 e l’altro. C’è un articolo allo zucchero sull’incontro con Chiodi di ieri, accompagnato da un fotomontaggio digitale estrapolato dal progetto C.A.S.E. che mostra il prodotto finito, le new town, i nuovi quartieri da vivere per gli aquilani che giustificherebbero un’enorme colata di cemento sul verde della città. La foto mostra casette modulari simpatiche e gialle sullo sfondo, una donna elegante che passeggia accompagnata da cane di piccola taglia, un bambino e una bambina che giocano nel giardino sottostante.

“Sembra un frame estrapolato dal video di Black hole sun” commenta Vincenzo.

Solo che poi la sera Alberto ci porta in macchina lungo la strada dei cantieri per le nuove C.A.S.E. ecosostenibili, belle, definitive e che soprattutto restituiscono la privacy rubata dalla vita delle tende: nel caso non si capisca dalle foto, sottolineo che tra una finestra e quella del vicino di fronte ci sono due metri scarsi.

un tempo Bazzano

un tempo Bazzano

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Penso che ogni ulteriore commento sia del tutto superfluo.

Ladies and gentlemen, le new town di Berlusconi. E dietro ai cantieri il tramonto si è poi fatto rosso e viola, con una nebbiolina sulle montagne che sfumava tutti i colori. Il lieto fine se ne è andato, è definitivo. Black hole sun, won’t you come….

Diario Aquilano – day 2 – Chiodi

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Il campo è in subbuglio: a fine Luglio, durante una manifestazione di protesta davanti alla sede della Regione, qualcuno ha strappato la promessa a Chiodi, il Presidente della Regione del PdL, di un incontro cittadino per discutere del piano C.A.S.E. e del futuro della città.

Piccoli cenni storici: il piano C.A.S.E. prevede la costruzione di 3000 nuovi appartamenti antisismici ed ecologici su vari terreni espropriati intorno all’Aquila. Invece di prendere roulotte e case mobili, ficcarci dentro la gente e poi pianificare con calma la ricostruzione, il governo ha pensato bene di chiamare Fintecna e imprenditori famosi per aver fatto affari con Ciancimino per costruire veri e propri palazzi semipermanenti, cioè temporanei per 30 anni.

Il giornale locale “Il Centro” afferma che il 68% degli aquilani sono d’accordo con il piano C.A.S.E., e certo un appartamentino in un palazzaccio antisismico è pur sempre meglio di una tenda. Il problema è che mentre i cantieri sono partiti alla velocità della luce, con migliaia di operai arrivati per lavorarci, la ristrutturazione delle case salvabili non è mai partita, nemmeno a livello burocratico, sulla carta. E la gente è in tenda da 4 mesi e ci resterà per lo meno un altro mese: la permanenza in tenda più lunga nella storia dei terremoti italiani.    

Comunque, Chiodi ha accettato un incontro con i comitati cittadini per il 10 Agosto, al campo 3e32. Il quale comitato 3e32 non è entusiasta: non hanno avuto la possibilità di fare un’assemblea con gli altri comitati per discutere come organizzare l’incontro, non possono parlare a nome degli altri, e soprattutto non vogliono fare la figura di quelli che pasteggiano a birra e pizza con un Presidente della Regione che, al di là dell’appartenenza politica (o forse proprio per questo), non ha finora detto beh sull’operato del governo, salvo un timido belato riguardo alla restituzione delle tasse

(altro piccolo cenno storico: dal 2010 la popolazione avrebbe dovuto restituire al 100% le tasse non pagate da Aprile. Su una casa, un lavoro, un negozio che non c’è più. Anche qui, prima votla nella storia dei disastri italiani: finora le tasse sono state restituite una decina d’anni dopo e solo al 60% massimo). Uso il termine “pasteggiare” non a caso: Chiodi ha proprio proposto di portare personalmente pizza per tutti, sedersi in trasparenza attorno a un tavolo informale e assolutamente non una telecamera accesa o si alza e se ne va.

Viste queste premesse, nei giorni precedenti al nostro arrivo il 3e32 ha cercato di rimandare l’appuntamento in tutti i modi, ma senza riuscire a contattare la segreteria. Finchè nel pomeriggio la segreteria stessa non chiama per confermare l’incontro. Alla fine, dopo un’estenuante trattativa e migliaia di chiamate agli altri comitati cittadini, ottengono che le telecamere siano accese e che più o meno tutti partecipino all’assemblea.

 

Il presidente Chiodi e la mano della Provvidenza Il presidente Chiodi e la mano della Provvidenza

E Chiodi arriva puntuale a ora di cena, con pizza per 40. E’ bello (se vi piacciono i Ken in doppiopetto anche alle 11 di sera), simpatico e sa parlare molto bene. Obbiettivamente, la storia di quelli di sinistra tristi e senza carisma diventa verissima qui all’Aquila. Annuncia di essere contrario alla ricostruzione delle seconde, terze e quarte case perché sono “speculazioni capitaliste e non diritti” (“vi ho scavalcato tutti a sinistra” commenta poi garrulo), che il piano CASE era il migliore tra quelli possibili, che per le casette mobili provvisorie non c’era spazio. Soprattutto, è preparatissimo: cita leggi, ordinanze, commi, regolamenti, che per confutarlo servirebbe una preparazione di mesi e mesi.

Dice che L’Aquila ha vissuto una cosa spaventosa e che ci sarà da soffrire tantissimo, al di là di tutto, e che però bisogna essere ottimisti.

Io seguo e non seguo, ammetto che un po’ mi distraggo a chattare mentre provo a fare una cronaca in diretta su Twitter di quello che sta succedendo. Chiodi invece regge agli attacchi e agli sfoghi della gente per 4 ore. Una sola grossa caduta di stile: quando Mattia Lolli gli chiede conto del comportamento del governo nazionale sull’atteggiamento di totale chiusura nei confronti dei comitati e sul perché i lavori di ristrutturazione delle case salvabili non siano ancora minimamente cominciati, Chiodi gli risponde che lui è il figlio del deputato Giovanni Lolli del PD ed è per questo che è così duro.  Per il resto, ricorda a chi ha paura che con le C.A.S.E. la città diventi un dormitorio che è stato requisito il 40% in più del territorio necessario proprio per poter costruire nuovi negozi, nuovi centri di aggregazione, nuove Chiese…..poi si corregge immediatamente: “ma Chiese anche no!!!”

Troppo simpatico. Scavalca a sinistra davvero tutti.

Una sola cosa a me proporio non torna: gli operai che sono arrivati nei cantieri per costruire le C.A.S.E sono ospiti di casette mobili. E allora com’è possibile che ci sia spazio sia per le case provvisorie che per i cantieri ma non per le case provvisorie e basta in attesa di una ricostruzione ben pianificata e senza speculazioni?

Diario Aquilano – day 1 – L’arrivo

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Finalmente il treno si ferma. Siamo a Roma. Una serie di lamenti strazianti sta invadendo il corridoio. Un’ora e mezzo prima, alle 3e30 del mattino, ho visto il giapponese seduto nel corridoio di fronte al mio compartimento che cercava di dormire in piedi, con le mani appoggiate in posizione di meditazione al finestrino e il collo reclinato. Ha resistito 45 minuti in quella posizione. Le famose filosofie orientali.

Arriviamo miracolosamente a stazione Tiburtina senza perdere nulla e prendiamo l’autobus delle 8. Arriviamo all’Aquila alle 11, ma solo perché l’autobus si ferma in mezzo all’autostrada e dobbiamo aspettare che ne venga un altro a raccattarci. Il travaso dei bagagli non è semplicissimo in mezzo ad auto che sfrecciano ai 180 km orari, ma nessuno si fa male, e questa può essere considerata una grande vittoria per la compagnia Arpa.

L’Aquila è un po’ più bella di come l’avevo lasciata a Luglio. Molti più negozi e bar aperti, un po’ di gente in giro la sera. La zona rossa è sempre lì, transennata. Si vive solo in periferia, ma almeno la periferia adesso sta vivendo. Per il centro, il cuore storico che univa L’Aquila (che in realtà è un insieme di micropaesini uniti, essendo la città d’Italia che occupa più superficie rispetto al numero di abitanti), ci vorranno per lo meno 5 anni.

E poi il Campo 3e32, in via Strinella,

Un'oasi di democrazia Un’oasi di democrazia

a 200 metri dalla stazione degli autobus. Un’oasi di democrazia in mezzo alle tende blu Forza Italia della protezione civile, tutte uguali, tutte recintate, tutte silenziose. L’ex Parco Unicef, adesso Piazza 3e32, dal nome del comitato che gestisce il posto: un presidio dei vigili del fuoco (“Rispettiamo solo i pompieri” era uno dei gridi delle manifestazioni durante il G8, e il corteo si faceva sempre stretto contro il marciapiede per lasciar passare le camionette), un media center che era diventato durante il G8 il meeting point ufficiale di tutti i giornalisti che avessero voglia di raccontare davvero qualcosa (dal Giappone alla Finlandia, la scritta “Yes we camp” ha fatto il giro del mondo), un bar, un capannone per riunioni e concerti, una cucina buonissima e un torello (anche se non sono sicura che il termine aquilano sia appropriato) per lavarsi.

O, e naturalmente i 3 mitici Sebach, i cessi chimici da concerto che sono l’unica forma di bagno disponibile.

Certo l’atmosfera non è più quella del G8: non c’è più Martin, il tedesco no global che parla 11 lingue ed è stato in carcere 4 volte perché “non sono un non violento!”. Seguiva tutti i G8 da 10 anni, quello in Giappone compreso (e ci è andato in treno), e aveva come unico bagaglio al custodia della sua tromba. Non c’è più Turi, il barbone che suonava il flauto di legno. Non c’è più il monaco buddista che svegliava tutti alle 5 del mattino con il gong della preghiera, ne’ la strega di Vicenza che insisteva sull’inutilità dei cellulari, dato che pensare una persona significa mettersi in contatto energetico con lei e si comunica anche meglio.

 Però ci sono ancora Sara, Mattia, Vincenzo, Lorenzo, Federica, Orzo e tutti i ragazzi del 3e32, un po’ più stanchi ma sempre molto combattivi. E per niente soli: al mio arrivo vengo accolta da una fila senza fine di tende, ammassate l’una sull’altra. Il 3e32 ormai è un vero camping, ha attratto turisti che ne sono venuti a conoscenza dai telegiornali grazie alla scritta “Yes we camp” sulla collina. Sistemiamo la tenda, ovviamente accanto a un formicaio, e passiamo la giornata gironzolando perla città. Naturalmente piove, piove sempre all’Aquila, ma la pioggia non è niente di che.

Diario Aquilano – Day 0 – prefazione

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Neshuma cerca di dormire nonostante i piedi della vicina le arrivino in bocca e la pesantezza cardiaca le impedisca di scherzarci sopra

Neshuma cerca di dormire nonostante i piedi della vicina le arrivino in bocca e la pesantezza cardiaca le impedisca di scherzarci sopra

H 22.30, sul treno per l’Aquila. Nonostante sia l’8 di Agosto, è stranamente vuoto. Ho paura che sia la calma prima della tempesta, e che arrivati al basso Piemonte si riempirà inverosimilmente. Ho il mio posto prenotato, ma la schiena già mugola e vorrei per lo meno non dovermi tenere la borsa sulle ginocchia.

Comunque sia, penso sia giusto informare i miei due lettori (Mox e Francesco, so anche i nomi, casomai qualcuno pensasse che me la tiro) che scendo all’Aquila con il cuore un po’ frantumato e purtoppo, mi rendo conto, per colpa di nessuno. Ho passato mesi ad essere arrabbiata con qualcuno perché non avevo capito niente di lui. Non posso accollarmi le scelte, o meglio non scelte, altrui, ne’ arrabbiarmi per queste. E questo è quanto. Non posso non esserne triste, ma è un problema mio.

 

Ecco, in tutti questi problemi e questi arrovellamenti che assorbono buona parte del lavoro del mio neurone, me ne vado in un posto dove il problema è avere un tetto sulla testa. I soldi per mangiare. Una pompa dell’acqua per riuscire a lavarsi. Riuscire ad arginare i danni del governo, che rappresenta uno Stato che dovrebbe aiutarti in queste situazioni e che invece sta passando dal non fare nulla al creare problemi. L’unica prospettiva reale dell’Aquila ora come ora è una casetta prefabbricata, consegnata tra qualche anno per altro. E il lavoro? e i posti dove andare la sera? e i negozi dove comprare quello che ti serve, e quando riesci quello che ti piace? Insomma, e la tua vita spicciola, quella di tutti i giorni, quella più reale?

Eppure la gente non se ne vuole andare, è la loro città e ci sono affezionati. E stanno facendo di tutto per continuare a far sì che sia la loro città. Che siano forti, gentili e ammirevoli non si può più sentire, basta. Alla fine, lasciando la retorica a parte, le persone che lottano sono ragazzi di età compresa tra i 20 e i 60 anni. Noi e i nostri genitori. Il punto è che quando hai tutto passi il tempo a trovare problemi dentro di te. All’Aquila le persone sono state costrette dagli eventi a guardarsi intorno, catapultarsi verso l’esterno, vedersi come gruppo di tantissime persone, fare squadra invece che fare coppia o fare famiglia. Guardare quello che è davvero importante, e amare quello.

Far morire una città è facile, basta trasformarla in un dormitorio. E’ meno costoso, e più redditizio, costruire una casa piuttosto che far ripartire un’industria.

E in televisione già tutti sanno che con l’arrivo delle casette tutto andrà bene.

Però non è vero. E continuare a parlarne è forse la cosa più utile che possiamo fare in questo frangente. Poi magari, addirittura, accennare un po’ di protesta anche senza essere aquilani.