Diario Aquilano – Day 0 – prefazione

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Neshuma cerca di dormire nonostante i piedi della vicina le arrivino in bocca e la pesantezza cardiaca le impedisca di scherzarci sopra

Neshuma cerca di dormire nonostante i piedi della vicina le arrivino in bocca e la pesantezza cardiaca le impedisca di scherzarci sopra

H 22.30, sul treno per l’Aquila. Nonostante sia l’8 di Agosto, è stranamente vuoto. Ho paura che sia la calma prima della tempesta, e che arrivati al basso Piemonte si riempirà inverosimilmente. Ho il mio posto prenotato, ma la schiena già mugola e vorrei per lo meno non dovermi tenere la borsa sulle ginocchia.

Comunque sia, penso sia giusto informare i miei due lettori (Mox e Francesco, so anche i nomi, casomai qualcuno pensasse che me la tiro) che scendo all’Aquila con il cuore un po’ frantumato e purtoppo, mi rendo conto, per colpa di nessuno. Ho passato mesi ad essere arrabbiata con qualcuno perché non avevo capito niente di lui. Non posso accollarmi le scelte, o meglio non scelte, altrui, ne’ arrabbiarmi per queste. E questo è quanto. Non posso non esserne triste, ma è un problema mio.

 

Ecco, in tutti questi problemi e questi arrovellamenti che assorbono buona parte del lavoro del mio neurone, me ne vado in un posto dove il problema è avere un tetto sulla testa. I soldi per mangiare. Una pompa dell’acqua per riuscire a lavarsi. Riuscire ad arginare i danni del governo, che rappresenta uno Stato che dovrebbe aiutarti in queste situazioni e che invece sta passando dal non fare nulla al creare problemi. L’unica prospettiva reale dell’Aquila ora come ora è una casetta prefabbricata, consegnata tra qualche anno per altro. E il lavoro? e i posti dove andare la sera? e i negozi dove comprare quello che ti serve, e quando riesci quello che ti piace? Insomma, e la tua vita spicciola, quella di tutti i giorni, quella più reale?

Eppure la gente non se ne vuole andare, è la loro città e ci sono affezionati. E stanno facendo di tutto per continuare a far sì che sia la loro città. Che siano forti, gentili e ammirevoli non si può più sentire, basta. Alla fine, lasciando la retorica a parte, le persone che lottano sono ragazzi di età compresa tra i 20 e i 60 anni. Noi e i nostri genitori. Il punto è che quando hai tutto passi il tempo a trovare problemi dentro di te. All’Aquila le persone sono state costrette dagli eventi a guardarsi intorno, catapultarsi verso l’esterno, vedersi come gruppo di tantissime persone, fare squadra invece che fare coppia o fare famiglia. Guardare quello che è davvero importante, e amare quello.

Far morire una città è facile, basta trasformarla in un dormitorio. E’ meno costoso, e più redditizio, costruire una casa piuttosto che far ripartire un’industria.

E in televisione già tutti sanno che con l’arrivo delle casette tutto andrà bene.

Però non è vero. E continuare a parlarne è forse la cosa più utile che possiamo fare in questo frangente. Poi magari, addirittura, accennare un po’ di protesta anche senza essere aquilani.

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Informazioni su neshuma

Young night bird of the third millennium, pissed off, scarcely cultured, heavy drinker, sensitive to the many world infamies, in love with rats and pigeons, dreamer of any social justice, music freak, voracious of any piece of film, editor virtuosa, writer, marketing tyro, journalist, failed English teacher, failed actress, historian in the spare time…

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  1. Andrea Mossa
    due lettori, direi che non devi lamentarti. E’ pur sempre il doppio dei lettori del Riformista.
    August 9 at 9:16pm • Delete

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