Archivio mensile:febbraio 2010

Twinning #3: Marta and the collective group

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C’è un terribile virus che si aggira per Sheffield, e con occhi stranieri è difficile capire cosa stia succedendo. È sabato sera, la città è deserta. Deserta e bianca, ha nevicato molto. Ma questo non ha mai fermato gli sheffieldiani: fanciulle in mutande e tacchi a spillo (la gonna c’è, ma si è arrotolata sui fianchi mentre bevevano), ragazzi che colorano di allegri ruscelli di piscio la strada, band che suonano in modo da farsi sentire perfettamente anche dalla strada, buttafuori che si pestano tra di loro, flirt con la scusa dell’accendino, balli improvvisati sui bordi dei marciapiedi, pompini fugaci nei vicoli, urla di ogni genere. O per lo meno questa è West Street, la strada working class, anche quando nevica. Ma questa sera, al posto di un casino che passa anche attraverso il walkman, tutto tace. I locali sono chiusi o mezzo vuoti e con le luci basse. Nessuno in giro. Niente nugoli di adolescenti vestiti a festa, niente ragazze nude, niente ubriaconi che attaccano rissa.
Faccio un giro su Division Street, parallela di West Street e suo omologo upper middle. La stessa birra la paghi 3 sterline invece di 50 pence, ma te la servono senza insetti morti dentro. C’è un motivo se gli inglesi si sono trovati così bene in India: avete presente il sistema di caste rigide? Ecco, li faceva sentire a casa. Il problema delle diseguaglianze sociali è uno dei più gravi nel Regno Unito: sono a comparto stagno (e stagnante) dalla nascita alla culla. O vai su Division Street, o vai su West Street. Non possono coesistere le due cose, se sei inglese. Su Division Street la gente sembra uscita da un catalogo di Paul Smith o di Vivienne Westwood; le band suonano un indie rock dalle sfumature elettroniche e con un occhio al folk americano de la rive gauche; tutti fumano le canne fuori dai locali ma nessuno urla, perchè sono sì ubriachi, ma gli viene la ciucca triste dell’ intellettuale.
Comunque sia, anche Division Street è buia e immobile. Perfino i lampioni non emettono che una luce fievolissima.

I Book Club

Provo l’ultima spiaggia per incontrare qualche anima viva: l’università, che ospita una taverna, un bar, un club e una vera e propria discoteca (gli studenti sono un ottimo mercato). Di solito la musica si sente da tre o quattro isolati di distanza, ed è per questo che solo le matricole vivono nella zona. Tutto tace. Sembra l’inizio di 28 giorni dopo, con Cillian Murphy che si aggira per Picadilly Circus senza un’anima viva intorno. Cammino fino all’entrata della Student Union, con addosso il brividio di essere l’unica persona viva in città… ma non è un film dell’orrore. È che non avevo pensato agli esami in arrivo. “Good luck with your exams” recita uno striscione che occupa tutta la parete principale. “Good luck with your exams” c’è scritto sulla porta dell’Harley, il miglior bar della città. Messo il glorioso acciaio alle spalle, ora tutta l’economia cittadina ruota intorno all’università. In periodo di esami, la città si spegne. Niente locali, niente distrazioni. Niente feste, niente concerti. Gli unici posti pieni di vita sono le biblioteche e le sale studio. Insomma, purtroppo, la mia ricerca di un buon gruppo inglese da proporre per questo mese è stata disastrosa. Ma ricordo volentieri i tempi d’oro per parlarvi di un concerto che ho visto al mio secondo giorno in città, durante quella che si chiama freshers’ week, la settimana delle matricole, in cui l’università stessa organizza gare di bevute, concerti, serate in discoteca, orge saffiche sotto le mentite spoglie di lezioni di burlesque per far conoscere i nuovi studenti tra di loro. Il mio primo concerto di Sheffield è stato quello del signor Joe Carnall, con il suo gruppo Joe Carnall & The Book Club. Non sono immensi ma sono l’epitome dell’inglesità, un po’ depressi ma molto energetici, very very Sheffield e tecnicamente impeccabili. Joe Carnall è una starlette locale: 3 anni fa, con i Milburn, aveva toccato il 22° posto nella UK chart e pubblicato due album con la Mercury Records, una branca indie della Universal. Poi la band si è sciolta e lui si è dedicato al Book Club. Corre voce che abbia rinunciato ad un master ad Oxford per portare avanti il nuovo gruppo. Francamente, non sono sicura che valgano un master ad Oxford (tenete presente il classismo inglese: Radiohead, Oxford. Tony Blair, Oxford. C’è un motivo); ma potrebbero valere un master a Sheffield, se giocano bene le loro carte. E ora scusate, ma torno a studiare.

Ed eccoli qui:
http://www.myspace.com/thebookclubofficial

Signorina in Sheffield #6 – Of studying at University level

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So here I am again, the Italian gal in the land of Shakespeare.

I apologize for my prolonged absence, but I have been…well, studying for the exams.

And I went back to Italy for vacation. Twice. But mostly, I have been studying… Promise.

About that, I could not help but being very surprised by the cover article in the February 18 issue of Forge, “Lecturer ridicules students’ mistakes”.

While correcting the exams scripts, a Management School lecturer from Sheffield University wrote to his colleagues an email in which he pointed out two incredible mistakes made by students in their exams.

For accuracy’s sake, here is the transcript as it appears in the article:

Dear All,
Having spent the last couple of days dismally working my way through the first bunch of truly uninspiring undergraduate exam scripts, I thought I’d just share with you some little known facts about Milton Friedman that two of our final year undergrads have provided which you may (or may not!) wish to include in your future lectures:
1) Milton Friedman was the founder of capitalism
2) Milton Friedman was a socialist
I am feeling truly depressed!!
Only another 200 to go!!
Jon

The article goes on blaming the lecturer’s for his students’ ignorance and accusing him of having ridiculed the students.

Now, firstly I want to make clear that when I chose to come and study in England it’s because I admire the Anglo-Saxon’s studying system.

In Italy we are better theorists but we cannot apply a single notion, even if our life was at the stake (which sometimes is).

It is all so based on tradition that my IT compulsory exam was comprised putting frames on a word document (I got and A+, how smart am I?) and in my class there were still people who would hand-write their assignment.

If a book doesn’t come with three inches of dust it’s considered academically worthless and a young professor is usually around 55 years old. In short, I like the organization here.

This said, I think I should write three things about this desperate lecturer’s letter that were not mentioned in the article.

1) This was an exam from a University Management Business School. Please Note: University.

2) The students who wrote that Milton Friedman was, respectively, “the founder of capitalism” and a “socialist” are in their final year. This means that at the end of the year they might graduate in economics.

3) Milton Friedman was one of the most important economists of the 20th century. And capitalism is an economic and social system that evolved over the centuries. As all historical processes, it is self-evident that it cannot be founded by a single person. Writing that Milton Friedman was the “founder of capitalism” does not show a lack of teacher training: it shows a complete absence of thinking from whoever wrote that.

This person should be named and ridiculed in front of every fellow student of his class, because this is what will happen as soon as he lands any economics-related job.

University students are adults that get trained to a high professional level, not clients of a beauty farms.

We are not here to relax and enjoy our time; we are here to be trained in the best possible way.

The success or failure of our preparation relies entirely on our commitment, not on the fact we are treated nicely. We cannot blame the professor for our ignorance, we can only blame ourselves.

And the lecturer, by the means of harmless irony, was actually pointing out a grave lack of preparation to his colleagues, showing concern and interest in his job.

The only disrespectful behaviour was of the students who dared to go and take an exam with such little preparation.

By Marta Musso

Click on the picture to read the article on http://www.forgetoday.com