Archivio mensile:maggio 2010

Twinning #6: Malcom McLaren

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Il periodo elettorale si è abbattuto sull’Inghilterra con una forza tzunamica che ha risucchiato qualunque altra notizia. Ci è voluto un vulcano che ha paralizzato completamente l’Europa per una settimana per parlare d’altro, e anche in questo caso il punto di vista da cui si è analizzata la notizia è stato che i figli del candidato liberal democratico Nick Clegg sono rimasti bloccati in Spagna dai nonni.

Quindi vorrei anche io dedicare questa mia rubrica a un personaggio della politica inglese a cui sono sempre stata molto affezionata: Malcom McLaren.

Malcom McLaren

Malcom McLaren non solo ha creato i Sex Pistols e quindi Anarchy in the UK, ma nel 1999 si candidò a sindaco di Londra, con un programma di una pragmaticità incontestabile: legalizzare i bordelli; introdurre pub nelle biblioteche; rimettere i tram a Londra; assumere gli homeless come venditori di biglietti di una nuova lotteria i cui fondi sarebbero andatti interamente alla costruzione di nuove case; finanziare largamente i corsi di istruzione per adulti.
Prese il 6%, e si incazzò pure perchè pensava di vincere. In effetti, un pub dentro una biblioteca sarebbe valso più di mille campagne di pubblicità progresso cretine sul non abbandonare gli studi.

I personaggi come Malcom McLaren vengono spesso disprezzati per la loro carica di finto ribellismo, superficialità, nichilismo e infantilismo. Malcom McLaren era tutte queste cose, e probabilmente molto peggio. L’ex fidanzata storica Vivienne Westwood, la vera Regina d’Inghilterra, non ha trovato di meglio da dire su di lui che “quando ero giovane e innamorata perchè pensavo fosse molto bello, e lo penso ancora”. Il figlio che hanno avuto insieme, Joseph Corre (fondatore della linea di biancheria intima sexy Argent Provocateur), ha commosso il mondo definendo il padre un “original punk rocker”. Del resto solo pochi mesi fa Malcom McLaren aveva candidamente ammesso in un’intervista di non provare affetto per nessuno, e che questa cosa forse aveva influenzato suo figlio.

Qualunque fossero nella realtà le dinamiche famigliari, non c’è nulla in Malcom McLaren che non fosse studiato a tavolino per attrarre l’attenzione dei media. Dal chiamare il suo (e di Vivienne) negozio di vestiti a Londra “Sex” al racconto della nonna che lo ha cresciuto e che gli diceva sempre che “Being bad is good and being good is just boring”, non c’è assolutamente nulla di genuino nel suo personaggio pubblico. Era un genio della comunicazione contemporanea. Quando nel 1977 organizzò un concerto sul Tamigi davanti al Parlamento solo per far suonare Anarchy in the UK ai Sex Pistol e finendo con il far arrestare tutti quanti, lo fece solo per divertirsi. Nemmeno per diventare famosi: proprio solo per divertirsi.

È meglio essere candidamente superficiali che falsamente profondi, e a tutti quegli intellettuali del 2010 che hanno riempito i suoi necrologi parlando del suo essere rivoluzionario Malcom McLaren gli avrebbe pisciato addosso.
La sua vita è stata un’opera d’arte, ed è proprio questo che alla fine della fiera lo ha reso più sincero di qualunque altra celebrità di questo pianeta, soprattutto di qualunque politico. Viveva quello che professava, e l’imbarazzo nel trovare qualcosa di carino da dire su di lui ne è stata la prova migliore.
In ogni caso, possedeva tre qualità che mancano completamente nei candidati di adesso: cultura, stile e la capacità di non prendersi sul serio.
Era uno che si è preso il lusso di vivere come gli veniva, celebrando i fallimenti e divertendosi un mondo. Essere stato cacciato da una dozzina di istituti d’arte in Inghilterra, tra cui uno che aveva cercato di trasferirlo in un istituto psichiatrico, gli aveva aperto gli occhi sul valore delle istituzioni inglesi.

Il corteo per le strade di Camden Town a Londra per onorare la memoria Malcom McLaren. Un calesse nero con 4 cavalli neri e i pennacchi come carro funebre

È un peccato che la sua morte sia capitata proprio tra il casino del vulcano e le elezioni imminenti, oscurando l’evento. Ma nonostante la scarsa copertura della stampa, il suo funerale è stato meraviglioso: un corteo per le strade di Camden composto da un taxi con la ghirlanda di fiori che formava la scritta “Cash from Chaos”, seguito da un vero carro funebre, un calesse nero con 4 cavalli neri e i pennacchi neri che portavano una teca trasparente che conteneva la bara su cui era attaccata la scritta “Too fast to lie too young to die”; poi delle limousine nere con i vetri oscurati, poi un pullman a due piani dipinto di nero con direzione “NOWHERE” e che portava il cartello “Malcolm was here”, poi un sacco di gente, la musica sparata a palla, giovani che distribuivano volantini in giro. Niente abiti neri ma un sacco di punk pieni di birra che ballavano. Una scenografia meravigliosa, probabilmente studiata per mesi. E Vivienne Westwood era bellissima.

Se adesso si va su http://www.malcolmmclaren.com, si può leggere solo che “Malcolm will return shortly”. Ed è vero: Malcolm McLaren era un’idea, uno stile di vita, un’icona. Come si sa, e come lui sapeva benissimo, le persone passano ma le idee restano. E anche se la sua idea era semplicemente vestirsi bene ed essere arrogantemente irriverenti chissenefrega: alla fine, ci fossero più idee come lui e meno persone come Jeffrey Skilling (vedi: Enron) il mondo sarebbe un posto migliore.