Archivi categoria: Journey to New Zealand

Day 20 – Addio, which does not exists / Addio, che non esiste

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Last supper, cloudy bay and a Bob Dylan’s best of. And above all Pavlova, Lynette’s meringue: nothing else is so good in nature. It doesn’t get any better than that. It possibly doesn’t. And because one of the things I love the most about English language is that the word ADDIO* does not exist, while I write these words I have one and one only song in my mind.….I dedicate this to the Shump-Pearces, hoping I’ll see them again soon. While they will listen to this song I will listen to Dave Dobbyn and we will be almost even.
Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade.Hai i fianchi robusti di una vecchia signora e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate e la puzza di alcool nelle notti d’estate.
Un vecchio compagno ti segue paziente, il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno, ti riporta le voci degli amanti di ieri.E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un Reel.

* Addio means goodbye when you are sure you will never ever see the other person again.

Ultima cena, cloudy bay e un best of di Bob Dylan. Ma sopratutto, Pavlova, la torta meringa di Lynette: non esiste in natura niente di più buono. It doesn’t get any better than that. It possibly doesn’t. Anche se una delle cose che più amo in assoluto della lingua inglese è che la parola addio non esiste, mentre pubblico questo post ho in mente una canzone e una canzone soltanto….la dedico agli Shump-Pearces, sperando di rivederli presto. Mentre loro ascolteranno questa canzone, io ascolterò Welcome home di Dave Dobbyn e saremo quasi pari.

Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto.
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade.
Hai i fianchi robusti di una vecchia signora e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate e la puzza di alcool nelle notti d’estate.
Un vecchio compagno ti segue paziente, il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno, ti riporta le voci degli amanti di ieri.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un Reel.

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Day 18&19 – Il bel paese

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The last 2 days at the Pearces’ have been family-days: shopping, dinners, films on tv and tons of cloudy bay. I found an amazing BBC sit-com, Red dwarf. It’s like Beautiful, but it is set on a spaceship where everyone is dad but a stoned Irish, a mutant cat and the automatic pilot. Genial. My departure is approaching, and even if I try not to think about it The Dominion Post is ruthless in reminding me WHERE I have to go back to:- Prodi sent the army in Naples to contrast the garbage problem. Mastella, the minister of justice who is also a great statesman, immediately realized that mafia is behind what’s going on.

-After the UN’ moratorium on death penalty, the Pope is asking a moratorium on abortion. And I live in a country where people applaud these kind of guys!

– Padre Pio’s corpse will be exhumed to celebrate the 40th anniversary of his death (!?)

Là, dove’l si sona

Basically, New Zealand is a country that is so much beautiful as it is different from Italy: a real lot.

To get things even worse, it’s raining dogs and cats: the sky is grey as grey can be and we will lose the last sunsets of the Shump-Pearces. I wonder when, and if, I’ll be able to see another one.

Ultimi due giorni dai Pearces all’insegna della famiglia: shopping, cene, film in tv e tonnellate di cloudy bay. Ho scoperto un bellissimo show della BBC, Red dwarf. E’ come Un posto al Sole, solo che è ambientato su un’astronave in cui tutti sono morti tranne uno scoppiato irlandese, un gatto mutante e il computer di bordo. Geniale. La mia partenza si avvicina, e anche se provo a non pensarci The Dominion Post è spietato nel ricordarmi dove sto per fare ritorno:-Prodi ha mandato l’esercito a Napoli per contrastare i rifiuti. Mastella, da grande statista, ha capito che dietro ad una situazione del genere c’è la camorra: un grande statista.-Dopo la moratoria ONU sulla pena di morte il Papa chiede una moratoria sull’aborto. E io vivo in un paese dove la gente applaude a persone del genere. -Vogliono riesumare la salma di padre Pio per festeggiare i 40 anni dalla sua morte (!?)

Là, dove’l si sona

Fondamentalmente, la Nuova Zelanda è un posto tanto splendido quanto diverso dall’Italia: cioè tantissimo. 

A peggiorare le cose, una pioggia che Dio la manda: il cielo è una cappa insormontabile, e ci perderemo gli ultimi tramonti da casa Shump-Pearce. Chissà quando, e chissà se, riuscirò a vederne un altro.

Day 17 – LA LIGERA

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We go back home, in Wellington, listening to Ry Cooder and Bob Dylan (I’ve decided I don’t like Joni Michell and Van Morrison, feel free to judge me). Explorations are now over, we only have the city left to see. And cities are all the same all over the world in too many ways. Right on time, it arrived: the greatest travel story me and my sister we will ever be able to listen to in our whole lives. The most incredible thing is that it comes out from our beloved dad’s mouth. When he and all over parents in the world were little boys and girls, the word was much different than nowadays (so far it’s easy). In Terruggia, were daddy was born, people never locked the doors of their houses, everyone was coming over at anytime, the inhabitants shared everything they owned with the others (these are not banalities, think about our daytime). And then there was la ligera. The roamer, who travelled light because he did not own anything and he lived day by day. He wandered through the villages asking for hospitality, and more or less once in a month he turned up in Terruggia. He crashed for a couples of days at someone’s house, asking for some food and a bed, and then he went away. It was a tradition that brought back up to the pilgrims and that got permanently lost with the economic boom. The indians actually call the roamer “someone who is carrying out a spiritual journey”: definetely they don’t call him homeless. Anyway, one day la ligera arrives at aunt Aurelia’s house, grandma Martina’s sister, and ask her for food. Aunt Aurelia is running late, she has to go to the city for some errands, so she quickly prepares a meal with the remnants (please note: she was leaving him alone in the house). When she’s about to serve him, she realizes she has almost no wine left: she should go down to the basement and get another bottle, but she has no time left, she’s already running very very late. Not to look like the one who did not serve la ligera wine, she waters it down. She runs away for her errands…but when she gets back, she has a very bad surprise: la ligera is at the door, wainting for her to get back: “you gave me watered-down wine: I’m never coming back here!” he shouts leaving for good. And he never showed up again. For aunt Aurelia loosing her roamer was a very bad slap in the face. And nothing else matters.

Torniamo a casa, a Wellington, ascoltando Ry Cooder e Bob Dylan (ho deciso che Joni Mitchell e Van Morrison non mi piacciono, dite pure quello che volete).  Ormai le esplorazioni sono finite, non resta che vedere la città. E le città, per tanti versi, sono uguali in tutto il mondo. Puntuale, arriva il più grande racconto di viaggio che io e mia sorella potessimo ascoltare in tutta la nostra vita. E la cosa più sosprendende è che esce dalla bocca del nostro amato padre.  Quando lui e tutti gli altri genitori del mondo erano piccoli, il mondo era diverso da com’è ora (e fin qui). A Terruggia, paese natio del babbo, le persone non chiudevano mai le porte delle case, ci si trovava in giro dall’uno o dall’altro, si metteva in comune tutto quello che si aveva con gli altri abitanti (non sono banalità, se provate a pensare alla nostra giornata tipo). E poi, c’era la ligera. O meglio, quello che faceva la ligera: il vabagondo, che viaggiava leggero perché non possedeva nulla e che viveva alla giornata. Girava per i villaggi chiedendo ospitalità, e più o meno una volta al mese capitava anche a Terruggia. Si fermava un paio di giorni nelle famiglie, chiedendo cibo e un letto, poi ripartiva. Era un’usanza che risaliva ai tempi dei pellegrini, e che si è persa definitivamente solo con il boom economico. Non per niente, gli indiani indicano il vagabondo con un termine che significa “persona che sta compiendo un viaggio spirituale”: non certo barbone. Comunque, un giorno la ligera capita a casa della zia Aurelia, sorella della nonna Martina, e le chiede da mangiare. La zia ha fretta, deve andare in città per delle commissioni, e così gli prepara di corsa in cucina un pasto con gli avanzi del giorno (nota per i distratti: lo lasciava quindi in casa da solo, il barbone).  Al momento di servire in tavola, si accorge di avere solo più mezza bottiglia di vino da servire: dovrebbe andare in cantina a prenderne dell’altro, ma non ha proprio tempo, è già in grande ritardo. Così, per non fare una figura barbina con la ligera, allunga il vino nell’acqua e gli serve una bottiglia che sembra piena. Fugge a fare le commissioni; ma quando torna, la aspetta una brutta sorpresa: la ligera è sull’uscio che aspetta solo di salutare: “mi hai dato del vino con l’acqua; mi chi ven plù” sbotta tutto offeso infilando la porta. E da allora non è mai più tornato. Per la zia Aurelia, perdere il suo barbone è stato un immenso schiaffo in faccia. And nothing else matters.

Day 16 – North Island:Other volcanoes / North Island: altri vulcani

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After finding out that the word “gaiser” is spelled “geyser”, I am now ready to keep on with my story. One of the geyser we visited was in the middle of a maori village. Well, in the ticket price was included a visit to the Maori houses and cemetery. Actually the guide herself was a very big Maori woman, proud and very friendly, who told us about the pretentions of her people. By the Marae (the buiding for the ceremonies) she said something absolutely true: an Australian turist asked her which were the rites of the Maori religion; she answered that the Maori don’t have a religion, religion is stuff the white people brought here and which is only good for white people. The Maori had, and have, a belief. Sooooo cool. A part from this though, the Maori Village gave me an infinite sadness: the inhabitants were in a showcase just like the smoky clay drips, they were standing there weaving little skirts to be sold to turists along with the “cultural representation”, that is a dancing show that was repeated every hour, mostly performed by very bored kids. I wonder how the Maori society would’ve evolved if the white people wouldn’t have arrived busting their balls. What would really be, a part from danincing and fences?

For sure without a catholic church in the middle of one of the village squares.

Dopo aver scoperto con piacere che la parola gaiser si scrive geyser, sono pronta a continuare il mio racconto. Uno dei geyser che abbiamo visitato era situato in un villaggio maori.

Ebbene sì, nel prezzo del biglietto era compresa anche la visita in mezzo alle case dei maori. Anzi, la guida stessa era un donnone maori orgoglioso e disponibile, che ha parlato delle rivendicazioni della sua gente in termini troppo aggressivi per essere inglesi e, davanti al Marae (l’edificio riservato alle cerimonie e ai riti), ha detto una cosa estremamente vera: un turista australiano le ha chiesto quali fossero i termini della sua religione; lei ha risposto che i maori non hanno religioni, la religione è una roba importata dai bianchi e che va bene giusto per i bianchi. Loro avevano e hanno un belief. Grandissima.

Ma per il resto, il villaggio maori mi ha messo addosso una tristezza immensa: gli abitanti erano una vetrina quanto le colate di argilla fumosa, se ne stavano lì ad intrecciare davanti a tutti gonnellini da vendere ai turisti con l’ulteriore pegno della “rappresentazione culturale”, cioè di un balletto che ad ogni ora vendevano ai turisti, eseguito per lo più da scazzatissimi ragazzini. Mi chiedo come si sarebbe evoluta la società maori se non fossero arrivati i bianchi a rompere le palle, cosa sarebbe oggi veramente, non con i balletti chiusi in un recinto.

Di sicuro senza una chiesa cattolica nel centro di una delle piazze del villaggio.

Day 15 – Rotorua

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A part from taking pictues of a thousand small city geiser, I’ve seen a movie I thought would be a shitty one but it was actually very very good, a part from a few shot that were ridiculus and turned it into just a good horror picture: The descent. I’m so hapy we’ve seen the glowworms yesterday, as I will never look at a cave with the same eyes. A part from this, we took a walk through woods and falls which I believed only existed in my immagination, especially those thick forets that hide amazing fields of green grass. I became a child again, when I dreamt of being a princess at war in a middle of a bewitched forest to save my prince charming, trapped by the bad guy. So now I know the locations of my dreams truly exist. I still miss Prince Charming and the Bad Guy.

Oltre a fotografare migliaia di piccoli gaiser cittadini, ho visto un film che pensavo fosse una cagata e invece avrebbe potuto essere un bel film, non fosse che un paio di inquadrature rovinano tutto e lo fanno diventare soltanto un bel film dell’orrore: The descent. Menomale che dai glowworm siamo andati ieri, perchè non guarderò mai più una caverna con gli stessi occhi. PICTURES WILL BE AVAILABLE IN A FEW DAYSPer il resto, abbiamo passeggiato tra boschi e cascate che pensavo esistessero solo nella mia immaginazione, soprattutto le foreste fitte all’interno delle quali si aprono delle radure. Sembrava di tornare bambina, quando sognavo di essere una principessa che andava in guerra in mezzo ai boschi per salvare il principe azzurro intrappolato dal cattivo di turno.Per lo meno, ora so che le locations esistono veramente.  Mancano il principe e il cattivo di turno.

Day 14 – North Island: we are all glow worms / North island: siamo tutti glowworms

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In New Zealand there are caves in which, about 6 metres deep in the ground, you can see a starry sky as you would never see everywhere else in the world, during the day as during the night. The show is indescribable and you can’t take pictures, otherwise it would vanish: the only way to see it is by descending there. This wonder is made by worms that during their larval state glow in the dark to attract small insects that believe of having found their way out of the cave. The worms let a gluey thread dangling down of their body and the insect stiuck themselves in it. In other words, there are worms who fish up. After they grow up they stop glowing; the female leaves the celining of the cave and flyes around looking for a male to fecundate the eggs with. As soon as they let the new larvas they die. BUT: if while she’s looking for the male the female remains stuck y accidents in the larvas threads, they eat her. I’m pretty sure it was only a coincidence, but all around the cave there where notices against family violence.

In Nuova Zelanda ci sono grotte in cui, alla profondità di circa 6 metri, si può osservare un cielo stellato come non si è mai visto in nessuno dei due emisferi, e lo si può fare anche in pieno giorno. Lo spettacolo è indescrivibile, e non è possibile scattare delle foto: si può solo vedere di persona.A rendere possibile questa meraviglia sono dei vermi che, nello stadio larvale, brillano al buio per attrarre le prede: gli insettini credono di andare verso la luce del sole e invece restano intrappolati nei cavi che le larve fanno pendere dalla grotta. Praticamente, sono vermi che pescano. Quando sono cresciuti, smettono di brillare; la femmina lascia il soffitto per volare in giro, attrarre un maschio, fecondare le uova e poco dopo morire per lasciare posto ai figli. Ma se nella ricerca del maschio resta intrappolata in uno dei cavi tesi dalle larve, queste se la mangiano. E’ altamente probabile che sia solo una coincidenza, ma nella zona attorno alla grotta era pieno di cartelli contro la violenza domestica. 

Day 13 – North Island: Mount Doom / North island: il Monte Fato

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On the road again, this time on the Northern Island, that was fished by a Demigod Fisherman who was floating on the South Island. Vi visited the volcanos: it is a very impressing landcape, the colors, and the smells, too…but a part from this, with itrs three million inhabitants and its seaside towns, the island looks exceedingly dwelled and boringly civilized. Anyway this did not preserve us from a very long journay on a very long dirt road on the edge of a ravine. A special thanks to Ry Cooder who, by publishing the album “Jazz”, allowed us to cover dad’s yelling during the parts of the road that weren’t paved.(Yep, Mount Doom is where Frodo has to throw the ring)

Di nuovo in viaggio, questa volta verso l’isola del Nord, pescata da un semidio pescatore che si stava svagando galleggiando sull’isola del Sud. Abbiamo visitato la zona vulcanica, che è veramente impressionante. Ma per il resto, con i suoi 3 milioni di abitanti e le sue cittadine di mare, l’isola appare eccessivamente affollata e noiosamente civilizzata. Comunque, questo non ci ha impedito una lunga traversata su strada sterrata lungo il ciglio di un burrone. Un ringraziamento speciale a Ry Cooder che, pubblicando Jazz, ci ha permesso di coprire le urla del babbo sui tratti privi di asfalto. PICTURES WILL BE AVAILABLE IN A FEW DAYS (sì, il monte Fato è dove Frodo deve buttare l’anello)